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Ars Nova Napoli: la tradizione che viaggia

Tra le strade del centro storico di Napoli, dove la musica si confonde con le voci dei mercati e il profumo del caffè, è nata l’avventura degli Ars Nova Napoli

Tra le strade del centro storico di Napoli, dove la musica si confonde con le voci dei mercati e il profumo del caffè, è nata l’avventura degli Ars Nova Napoli.

Chi sono?

Formatisi nell’autunno del 2009 nel cuore del centro storico di Napoli, gli Ars Nova Napoli iniziano la loro storia esibendosi tra vicoli, mercati e piazze, credendo fermamente nell’arte di strada come forma di condivisione culturale popolare. Gli Ars Nova Napoli non si limitano a custodire la tradizione: la fanno viaggiare, la reinventano e la trasformano in un linguaggio universale, capace di parlare a pubblici diversi, da Napoli a Tunisi, da Lisbona a Seoul.

Il gruppo è composto da sei membri:

  • Marcello Squillante – voce e fisarmonica
  • Bruno Belardi – contrabbasso
  • Michelangelo Nusco – violino, tromba e voce
  • Antonino Anastasia – percussioni (tamburo a cornice)
  • Vincenzo Racioppi – mandolino e charango
  • Gianluca Fusco – chitarra, organetto, voce e gaita

Quattro chiacchere con gli Ars Nova Napoli

Dalle presentazioni al conoscerli nel dettaglio. Con le seguenti domande abbiamo potuto conoscere meglio i protagonisti di oggi, gli Ars Nova Napoli:

La vostra storia parte dalla musica di strada: cosa vi ha insegnato quell’esperienza e in che modo influenza ancora oggi il vostro modo di fare musica?

La Strada ci ha insegnato a stare tra la gente e a sentirci coinvolti dal pubblico, piu che ad aver influenzato la nostra musica, ha influenzato il nostro modo di stare sul palco.

Forse per quanto riguarda l’ aspetto musicale, ci ha insegnato a spingere tanto, sia nel ritmo che nei volumi, avendoci abituato a dover superare i rumori della città.

Il vostro repertorio spazia dalle tradizioni del Sud Italia alle sonorità balcaniche e mediterranee: come avviene la scelta e la rielaborazione dei brani?

La scelta dei brani è sempre stata molto casuale.

Siamo un gruppo che è abituato a vivere insieme da 16 anni, e quindi durante i viaggi abbiamo tanto tempo da passare insieme.

Tempo che ci ha dato la possibilità di scambiarci tanta musica e tanti brani che poi da soli sono diventati parte del nostro repertorio.

Diversa è la scelta dei brani inediti, dove di solito facciamo un lavoro in sala.

Nei vostri concerti l’energia del pubblico sembra fondamentale. C’è un ricordo particolare di una performance in strada o in un festival internazionale che vi è rimasto nel cuore?

Di sicuro il primo festival di musica World in Francia nel 2013 ci ha profondamente cambiato la visione e la possibilità del nostro lavoro.

È stata la prima volta che suonavamo all’ Estero su un palco così grande e soprattutto alternandoci con numerosi musicisti provenienti da tutto il Mondo.

È stato un modo di vedere quello che suonavamo in modo diverso.

Il progetto Neapolis 2500 è stato definito un “Manifesto Musicale del Mediterraneo Unito”. Cosa significa per voi portare avanti questa idea e che messaggio volete trasmettere?

Il Mediterraneo è la culla della nostra Cultura, e per noi rappresenta sicuramente uno snodo fondamentale per la nostra musica.

Da sempre su questo mare hanno viaggiato melodie e testi che si sono mischiati nel tempo fino a perdere le proprie origini.

In un nostro disco c’è una canzone che rappresenta benissimo questo concetto.

“Tore è partuto” è nata a Napoli nel 1904, e poi depositata anche a Smirne, allora città Greca, oggi Turca, qualche anno dopo.

La Musica è la stessa e il testo cambia. Ognuno ovviamente si attribuisce la paternità del brano, anche se per esempio a Napoli è una canzone un po’ dimenticata, mentre in Grecia, arrivata tempo dopo è un vero e proprio inno.

Tutto questo ci fa pensare quanto la musica è un mezzo potente che per secoli ci ha unito.

Nel corso degli anni avete suonato in Paesi molto diversi tra loro. Avete notato differenze nel modo in cui il pubblico internazionale recepisce la musica popolare napoletana e mediterranea?

Sicuramente ci sono differenze, ma fortunatamente abbiamo sempre riscontrato tanto interesse.

E ci sono ovviamente reazioni differenti.

Ad esempio in paesi con una cultura più improntata all’ ascolto come Cina e Corea, siamo passati poi per culture più improntate alla danza come l’ India, l’ Iraq o la Grecia…

Guardando al futuro, quali sono i vostri prossimi obiettivi artistici? Pensate di pubblicare nuovi lavori discografici o di esplorare altre contaminazioni musicali?

Da gennaio torneremo a lavorare al nostro ultimo disco, con brani inediti e tante collaborazioni con musicisti con cui abbiamo condiviso un po’ di strada recente.

Redazione CinqueColonne

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