Specchi & Doppi

Aumento bollette 2022: le imprese sono disperate e denunciano aumenti da capogiro fino al 500%

Gli allarmi sono scattati a più riprese e da più parti, i costi di gas ed energia elettrica sono su tutte le pagine di tutti i giornali sette giorni su sette

Aumento bollette 2022: le imprese sono disperate e denunciano aumenti da capogiro fino al 500%. È di questi giorni una scia di foto in cui vengono fotografate e mostrate in comparazione bollette energetiche. A farlo sono soprattutto piccoli imprenditori che dimostrano carte alla mano come i costi per l’energia per loro siano divenuto insostenibili.

Che la situazione già per le famiglie fosse più che precaria lo si è detto a più riprese ma ora anche il tessuto produttivo mette a nudo tutte le incongruità di alcune scelte fatte finora in tema di politica energetica e soprattutto per tutto quello che sta accadendo come corollario alla guerra Ucraina Russia e le relative “illuminate” sanzioni decise dal nostro governo per uniformarsi ai voleri internazionali.

Aumento bollette 2022: commodity alle stelle

Gli allarmi sono scattati a più riprese e da più parti, i costi di gas ed energia elettrica sono su tutte le pagine di tutti i giornali sette giorni su sette e l’andamento del costo del petrolio non è più un fatto per esperti da tempo ormai. Il costo stimato delle bollette per le imprese è di circa 37 miliardi, con questi numeri l’economia collasserà senza alcun ombra di dubbio.

Maurizio Marchesini vicepresidente di Confindustria

“È un problema per tutte le filiere. Il rischio che si corre è che le aziende spostino altrove la produzione”. “Il blocco della produzione sta già avvenendo in alcuni settori. Il mondo della ceramica, della carta e il siderurgico stanno fermando gli impianti o producendo a ritmi molto ridotti”. “E’ una tempesta perfetta, il governo agisca subito!”

In realtà, tranne che piccoli provvedimenti palliativi il governo non ha prodotto proprio nessun accorgimento strutturale che possa far pensare ad un tentativo d’invertire la rotta. L’analisi di Confindustria è impietosa, direte voi che è di parte ovviamente ma i dati sono numeri ed è difficile fare il gioco delle tre carte che, invece, alla nostra politica riesce molto bene.

Delocalizzazione o chiusura fa rima sempre con impoverimento e miseria

Alla fine che si metta in pratica il presagio di Confindustria o, peggio, si arrivi alla chiusura di piccole e medie imprese per insostenibilità dei costi lo scenario non cambia. Siamo stati costretti in un economia di guerra anche non essendo formalmente su nessun campo di battaglia.

Un continente come l’Europa con la sua dipendenza energetica dal gas russo e dagli idrocarburi non doveva nemmeno lontanamente mettere in campo azioni sanzionatorie così assurde. Azioni eterodirette da chi, oltre oceano, sta beneficiando in tutto e per tutto da questa situazione.

Una guerra scellerata operata direttamente sulle spalle del popolo ucraino. Il cui conto economico siamo stati chiamati a pagare noi popoli e stati dell’Europa. È davvero difficile comprendere la portata esatta della scelleratezza di adottare tutti i provvedimenti che sono stati emanati finora. La colpa enorme di mai cercare, veramente, una sola possibilità di creare un tavolo di pace per mettere fine a tutto.

Aumento bollette 2022: il rischio è quello di aver innescato un processo irreversibile di miseria

La depauperazione economica già in parte discendente anche dai due anni di pandemia, anch’essa affrontata senza una bussola costante, è oggi realtà e non previsione. Se non si scardina il teatro di guerra e non si ripristina un clima di pace sarà molto difficile parlare di futuro da ora innanzi, se si continua sulla strada delle “sanzioni tafazziane” allora è proprio la fine.

Urge una virata della politica che si muova su due direttrici fondamentali: mettere una pezza per il presente e creare condizioni diverse di sviluppo per il futuro. Investimenti in fonti energetiche alternative diventa la priorità. Qualcuno parla di riprendere in considerazione il nucleare ma qui il timore che si possa cadere dalla padella nella brace è davvero forte.

Di sicuro non si può chiedere sacrifici su sacrifici a cittadini ed imprese ora che perfino i beni di prima necessità stanno raggiungendo prezzi e costi davvero proibitivi. Pane, pasta, olio, solo per citarne alcuni, hanno raggiunto limiti impensabili fino a inizio anno.

E l’Italia va, anzi no per niente

Noi in Italia, poi, paghiamo il prezzo ancora più scellerato: ci atteggiamo a potenza economico industriale mentre la nostra realtà è poco sopra i livelli da terzo mondo. Abbiamo sacche di povertà di livello assoluto. Welfare praticamente a zero. Vogliamo, però, sederci al tavolo con le potenze mondiali rischiando sempre la figura degli imbucati.

E il 26 settembre rischia di essere portatore di ancora più nefasti giorni a venire in ambito interno ed estero.

Gianni Tortoriello

Quattro decenni e più di vita dedicati al giornalismo, ma anche alla comunicazione tout-court, passando dalla carta stampata, alla televisione, al web. Una Laurea in Scienze Politiche alla Federico II, qualche anno d'insegnamento e qualche altro da formatore. Unica fede, il Napoli. Poche certezze, tanta passione e una consapevolezza: ciò che paga è solo l'impegno costante nel realizzare i propri progetti e, perché no, i sogni. Il villaggio globale di cristallo dell'informazione e della comunicazione è, purtroppo, divenuto il luogo dove conta solo 'spararla quanto più grossa possibile!' Il sensazionalismo e l'opinionismo hanno soppiantato la notizia. Io vorrei solo continuare a fare quello che mi hanno insegnato: raccontare i fatti.

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