Per il centro studi della FIOM-CGIL, il settore dell’automotive è tra quelli che stanno subendo con maggiore intensità gli effetti della crisi industriale
L’industria automobilistica italiana continua a registrare una forte contrazione della produzione. Secondo i dati diffusi dal centro studi della FIOM-CGIL, il settore dell’automotive è tra quelli che stanno subendo con maggiore intensità gli effetti della crisi industriale. Nei primi nove mesi del 2000 in Italia venivano prodotte 1.077.995 automobili; nello stesso periodo del 2025 la produzione si è fermata a 179.737 unità. Il risultato è un crollo complessivo dell’83,3% della produzione nazionale in poco più di venticinque anni.
Il ridimensionamento della produzione ha avuto ripercussioni significative sull’intera filiera industriale. Con meno veicoli assemblati sul territorio nazionale, una parte consistente della componentistica prodotta in Italia viene destinata all’esportazione. I principali mercati di destinazione sono Germania, Francia, Stati Uniti, Polonia e Spagna, paesi nei quali l’industria automobilistica mantiene ancora livelli produttivi più elevati.
Allo stesso tempo, l’Italia dipende sempre di più dalle importazioni di veicoli finiti. Secondo l’analisi della FIOM, la provenienza delle auto varia in base alla cilindrata. I modelli di piccola cilindrata, inferiori ai 1.000 centimetri cubici, arrivano soprattutto da Spagna, Marocco, Romania, Repubblica Ceca e Turchia. Per quanto riguarda le vetture con motorizzazioni comprese tra 1.000 e 1.500 centimetri cubici, i principali paesi esportatori verso l’Italia sono Spagna, Cina, Germania, Polonia e Marocco.
La situazione cambia invece per le auto di fascia più alta. Nei segmenti con cilindrata compresa tra 1.500 e 3.000 centimetri cubici – e ancor più nel campo dei veicoli elettrificati – cresce il peso della Germania come principale paese di provenienza delle importazioni. Questo dato riflette il ruolo centrale dell’industria automobilistica tedesca nello sviluppo delle tecnologie più avanzate e nel mercato delle vetture di fascia medio-alta.
Oltre alla contrazione della produzione, un altro elemento che preoccupa il sindacato riguarda l’andamento degli investimenti. Nel settore automotive, tra il 2015 e il 2024 gli investimenti provenienti dall’estero verso l’Italia sono diminuiti complessivamente di 9,153 miliardi di euro. Secondo la FIOM, questo andamento indica chiaramente un processo di progressivo disinvestimento nel comparto nazionale.
Al contrario, nello stesso periodo sono cresciuti gli investimenti italiani all’estero, che hanno raggiunto quota 8,251 miliardi di euro. Una parte di queste risorse è stata destinata anche a paesi del Nord Africa, dove i costi di produzione risultano più bassi e dove diverse aziende stanno spostando attività industriali e catene di montaggio.
Nel complesso, i dati evidenziano una trasformazione profonda della presenza italiana nel settore automobilistico. La riduzione della produzione interna, la crescente dipendenza dalle importazioni e lo spostamento degli investimenti verso l’estero rappresentano segnali di un cambiamento strutturale che riguarda l’intera filiera dell’automotive nazionale.
Foto di Sarmad Mughal: https://www.pexels.com/it-it/foto/macchina-nera-305070/
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