Chi?
Io.
Mi aggiro per le stradine del paese, attraverso le piccole casette dai tetti imbiancati.
Cammino per un po’, fino a quando, il paesaggio desolato ed un cartello mi confermano che sono fuori dell’abitato. Mi inerpico per un sentiero. I miei Moon Boot affondano dolcemente nella candida neve come in un soffice letto di schiuma.
Cammino a lungo, ammantata dal buio della notte.
Mi guardo intorno. Ascolto il profondo silenzio; sento solo il brusio dei miei pensieri.
Avrei potuto rimandare all’indomani, ma la notte ha un altro sapore.
Gli alberi, gli arbusti, le foglie, hanno un odore diverso. E la brina li fa rilucere tutti.
Ad un tratto, mi sormonta una rampa lunghissima di mille scalini.
Comincio a salire… continuo a salire.
Vedo in lontananza la croce, finalmente intravedo il piccolo, eppur sontuoso monumento.
Sento un fruscio, mi prende un po’ di paura. Che sia un orso? Un lupo?
Un cervo si fa intravedere tra i rami di un caprifoglio.
Ci scambiamo un timido sguardo, complici nella solitudine.
Ne vale la pena. Mi infondo carica da sola, il paesaggio è troppo bello di notte.
Questa notte, poi, è ingioiellata da una coltre punteggiata di stelle.
I battiti del mio cuore prorompono più vicini, sono affaticata.
Ecco, ci sono quasi. Salgo la piccola rampa, l’ultima, davanti alla cappella.
Che disdetta! Il cancelletto è chiuso, e così pure la porta retrostante.
Scendo sconsolata, ma a lato scorgo un vecchietto seduto.
C’era già prima, o è comparso dal nulla?
Mi rivolgo a lui. Evviva! È il guardiano. Mi apre.
Entro nel piccolo mausoleo. Mi guardo intorno: le pareti sono interamente ricoperte di targhe, funebri ovviamente. Quanti nomi! E, dietro di essi, quanti volti celati, quante vite, quante storie. Tante donne e tanti uomini, civili e/o militari, vittime innocenti o forse semplicemente colpevoli di aver creduto nei propri ideali. Persone qualunque elettesi, loro malgrado, eroi.
Eppure, qui, in questo luogo ascetico, non c’è aria di morte, bensì aria di amore, di speranza, di rinascita, di vita.
Chi entra in questo luogo non può che imbattersi in sé stesso, nelle proprie paure, nelle proprie aspirazioni, nei propri sogni. Chi entra qui, si trova suo malgrado al cospetto di qualcosa di superiore, sicuramente di eterno.
L’atmosfera mistica mi induce a recitare qualche preghiera; poi, dopo una ricognizione generale ed un inchino in segno di rispetto, esco.
Cerco il custode per ringraziarlo e salutarlo. Giro sulla terrazza a tutto tondo che circonda il monumento. Non mi ero accorta, prima, di questo angolo di paradiso, senza limite di continuità con il cielo. Che spettacolo!
Cerco quel vecchietto dai modi gentili, ma niente. Non c’è più, come volatilizzato.
Dispiaciuta, ed insieme stranita, mi appropinquo a scendere le lunghissime scale, arricchita, serena, appagata, grata di questa esperienza.
Sicuramente, con il proposito di farne partecipi amici e conoscenti, qualora, non ne avessero ancora goduto.
Scalino dopo scalino, quei nomi impressi sulle targhe mi appaiono come flash, affollando disordinatamente la mia mente. Molte tra i defunti erano donne, molti giovani, alcuni adolescenti, altri bambini, come testimoniano le date associate a ciascuno.
Grazie a questi martiri, e ad altri i cui nominativi sono celebrati in cappelle e monumenti funebri disseminati in città e paesini italiani e stranieri, invito a non dimenticare, oggi noi possiamo godere di pace e democrazia, e con esse della libertà.
Quanti agi, quante comodità, quante licenze ci concediamo, anche grazie a quegli eroi.
Forse solo le notizie diffuse dai telegiornali ci fanno riflettere sulle privazioni, i sacrifici, le sofferenze, ecc. inferte ai nostri nonni o ai nostri padri dalla passata guerra. Ed allora, il pensiero corre a coloro che oggi, in molti Paesi del Mondo, vivono con i loro cari ancora sotto il pesante fardello della Guerra. Questa semplice parola non può riassumere tutto l’orrore ed il dolore che effonde tutt’intorno!
Ha forse senso combattere tra popoli, talvolta conterranei, quando ogni individuo ha spesso il gravoso compito di lottare, direttamente o indirettamente, con i problemi che gli pone/oppone la vita?
Intanto, inondata da questi pensieri, sono giunta in albergo.
Mi infilo velocemente nel pigiama e poi nel letto. So già che non dormirò.






















