I possibili effetti negativi dei cibi ultra-processati sulla salute non dipenderebbero esclusivamente dall’elevato contenuto di zuccheri, grassi saturi o sale, ma anche dai processi industriali utilizzati per produrli. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’American Journal of Public Health e condotto dai ricercatori della Tufts University, secondo cui il consumo di questi alimenti resta associato a peggiori condizioni di salute anche dopo aver tenuto conto della qualità nutrizionale complessiva della dieta.
Negli ultimi anni numerose ricerche hanno evidenziato un legame tra il consumo di alimenti ultra-processati e un aumento del rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e mortalità precoce. Tuttavia, gli esperti non hanno ancora chiarito del tutto quali siano i meccanismi responsabili di questa associazione. Alcuni studiosi ritengono che il problema sia legato soprattutto all’eccesso di nutrienti considerati poco salutari, mentre altri ipotizzano che un ruolo importante possa essere svolto dalle trasformazioni industriali, dagli additivi e dalle modifiche strutturali subite dagli alimenti durante la lavorazione.
Per approfondire la questione, il team guidato da Dariush Mozaffarian ha analizzato dieci cicli consecutivi dell’indagine nazionale statunitense NHANES, raccogliendo informazioni alimentari e sanitarie relative al periodo compreso tra il 1999 e il 2018. Lo studio ha coinvolto migliaia di cittadini americani, i cui dati sono successivamente confrontati con i registri nazionali di mortalità. Gli alimenti consumati sono classificati in base al grado di trasformazione industriale, distinguendo quelli freschi o minimamente lavorati dai prodotti ottenuti attraverso ingredienti industriali, additivi e processi tecnologici complessi.
Peggiori indicatori metabolici
I ricercatori hanno inoltre valutato la qualità nutrizionale delle diete seguite dai partecipanti. Dall’analisi è emerso che ogni incremento del 10% delle calorie provenienti da cibi ultra-processati era associato a un peggioramento di diversi parametri metabolici. Chi consumava più frequentemente questi prodotti mostrava infatti un peso corporeo maggiore, un controllo della glicemia meno efficace, valori della pressione arteriosa più elevati e profili lipidici meno favorevoli.
Inoltre, tra questi soggetti risultavano più diffuse condizioni come diabete, sindrome metabolica e alcune forme di tumore, oltre a un lieve aumento del rischio di morte durante il periodo di osservazione. Un dato particolarmente significativo è che tali associazioni sono rimaste sostanzialmente inalterate anche dopo aver corretto i risultati in base alla qualità nutrizionale degli alimenti e al contenuto di nutrienti tradizionalmente considerati dannosi.
L’effetto dell’ultra-processazione
Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che l’ultra-processazione possa rappresentare un fattore di rischio indipendente. Tra le possibili spiegazioni sono indicate la perdita della struttura naturale degli alimenti, la riduzione di composti bioattivi protettivi, l’impiego di additivi industriali e l’esposizione a sostanze rilasciate dagli imballaggi.
“I risultati suggeriscono che fattori associati all’ultra-processazione, oltre ai nutrienti, possano contribuire in modo indipendente ai rischi per la salute”, ha spiegato Dariush Mozaffarian, direttore del Food is Medicine Institute della Tufts University.
L’argomento assume particolare rilevanza considerando che gli alimenti ultra-processati forniscono oggi oltre la metà delle calorie assunte dagli adulti statunitensi e circa il 60% di quelle consumate dai bambini. I ricercatori ritengono che queste evidenze possano contribuire al dibattito sulle future politiche alimentari, mentre negli Stati Uniti sono già in discussione nuove definizioni ufficiali per questa categoria di prodotti, insieme a possibili misure riguardanti etichette di avvertimento, limitazioni di alcuni additivi e restrizioni nelle mense scolastiche.
Secondo gli studiosi, favorire l’accesso a cibi freschi e minimamente lavorati rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica. Lo studio suggerisce infatti che, quando si parla di alimentazione, non conta soltanto ciò che si mangia, ma anche il livello di trasformazione che il cibo ha subito prima di arrivare sulla tavola.
Foto di Lucas Porras: https://www.pexels.com/it-it/foto/cheeseburger-enorme-sul-tagliere-28828538/


























