La pandemia da Covid 19 ha avuto origine da un salto di specie animale-uomo o è un virus creato in laboratorio? Il dilemma si è insinuato come un tarlo nella mente di tutti noi e il risvolto “complottistico” che l’intera vicenda in questi mesi ha assunto non aiuta a scacciarlo. La questione
è che la risposta a queste domande, plausibili, deve arrivare dalla scienza. Il report sull’origine del virus firmato dagli scienziati dell’OMS lo scorso marzo ha escluso l’ipotesi dell’errore umano ma non ha convinto e così le indagini proseguono con la Cina nel ruolo protagonista.
Dal pipistrello al pangolino
Partiamo dal principio. Una delle prime informazioni che abbiamo ricevuto sul Covid 19 è che avrebbe avuto origine dal pipistrello, fatto il salto di specie fino all’uomo grazie al pangolino e che l’epicentro dell’epidemia, trasformatasi poi in pandemia, fosse il wet market di Wuhan. Le dichiarazioni di alcuni atleti che nell’ottobre del 2019 hanno partecipato ai Giochi Mondiali Militari, sempre a Wuhan, hanno fatto sorgere, in seguito, l’ipotesi secondo la quale il virus circolasse già prima che la Cina lo ammettesse ufficialmente.
La teoria dello spillover
La teoria dello spillover, cioè di una fuga del virus dal laboratorio, è plausibile e proprio per questo gli scienziati hanno chiesto di indagare anche solo per smentirla definitivamente. Una delegazione di scienziati dell’OMS ha visitato lo scorso gennaio il Wuhan Institute of Virology, centro specializzato nella ricerca sui Coronavirus, per verificarne i protocolli di sicurezza. Al termine del
sopralluogo la commissione ha valutato “estremamente improbabile” la teoria della fuga del virus da un laboratorio come la causa della pandemia propendendo per la trasmissione da animale a uomo come causa scatenante. Tra le ipotesi per la trasmissione del virus è stata individuata anche la catena del freddo, ovvero alimenti surgelati.
Le indagini sull’origine del virus: braccio di ferro tra Cina e Stati Uniti
L’espressione “estremamente improbabile” usata dagli scienziati dell’OMS, però, non ha convinto tutti. Le reticenze cinesi a condividere le informazioni sulla pandemia figlie di un regime dittatoriale fanno credere che gli scienziati abbiano avuto poco spazio “di manovra” e forti pressioni. Il risultato è che esponenti dell’Intelligence americana stanno ancora indagando sulla possibilità della fuga del virus dal laboratorio e Anthony Fauci, direttore dell’Istituto americano per le allergie e le malattie infettive, consigliere di Trump prima e di Biden ora sulla gestione della pandemia, ha richiesto alla Cina le cartelle cliniche di 9 pazienti ammalatisi nel 2019. Se le accuse rivolte da Trump alla Cina di aver deliberatamente messo in circolazione il virus sono state accantonate, l’ipotesi dell’errore umano è ancora in piedi. La Cina dal canto suo non solo non ha dato seguito alla richiesta degli Stati Uniti ma ha anche rilanciato ribadendo la necessità di non assumere come dato certo che il primo cluster sia stato quello di Wuhan. Eravamo partiti da un dilemma siamo arrivati a un rompicapo.
In copertina Foto di Mario Hagen da Pixabay


























