Com’è brutto il mio Paese!
Non il mare, le colline, le montagne,
non i borghi sulle rocche, non i fiumi
che scorrono tra alberi secolari,
non i quadri nelle pinacoteche
le statue sotto gli archi antichi,
i giardini all’italiana
i mandolini sulla spiaggia
e i violini nei teatri,
non la mia Divina commedia
con i disegni di Doré,
né le foto dei bambini
tra le mie braccia
né la calda confidenza degli amici.
È brutto come la sua lingua imbastardita
da gerghi e inglesismi,
come le armi a scuola
come l’offesa all’altro
come il disprezzo per la diversità
come le famiglie disfunzionali
i genitori deboli e i figli prepotenti,
brutto come il rispetto perduto
per i vecchi che non hanno più diritto
alle parole che li raccontano
e i loro ricordi si perdono nell’indifferenza
brutto per la ricerca ossessiva
di una giovinezza che è solo
una maschera di silicone
e una scommessa pericolosa
brutto per un Dio usato a piacimento
e senza l’uso di ragione
brutto per la ricchezza distribuita male
per i Signori del mondo
che ci vendono bugie
brutto per chi le compra nella malafede
e nell’ignoranza
brutto per le guerre in atto che finanziamo
imposte come necessarie
brutto per i popoli che respingiamo
e sfruttiamo
brutto perché ci crediamo liberi
e siamo schiavi
brutto perché ci siamo venduti
alle superficiali comodità
e abbiamo barattato l’anima
per trenta miserabili denari
brutto perché non abbiamo più fratelli
nella comune sorte
ma testimoni ostili delle nostre vite
vicini di casa con le porte sprangate
nemici creati dalle nostre paure.
Com’è brutto questo mio paese
che piango con lacrime
di pena e d’amore!
Immagine di copertina: DepositPhotos


























