Il mercato del lavoro italiano nel 2026 attraversa una fase di trasformazione radicale dove la tecnologia non è più solo un supporto
Come l'algoritmo sta filtrando il futuro di chi cerca lavoro
(Adnkronos) – Il mercato del lavoro italiano nel 2026 attraversa una fase di trasformazione radicale, dove la tecnologia non è più solo un supporto, ma il motore che decide chi accede alle opportunità. Secondo i dati raccolti da LinkedIn, la percezione di difficoltà è ai massimi storici: oltre 6 professionisti su 10 (62%) dichiarano che trovare un nuovo impiego è diventato più complesso nell’ultimo anno. Il panorama è segnato da processi di selezione percepiti come rigidi (36%) e una competizione esasperata (44%) che attraversa trasversalmente tutte le fasce d’età.
L’accuratezza dell’analisi di Linkedin presentata poggia su due solidi pilastri statistici che garantiscono una visione d’insieme sia qualitativa che quantitativa, a partire dalla ricerca consumer condotta da Censuswide tra il 13 e il 28 novembre 2025 su un campione di 19.113 lavoratori, inclusi profili full-time, part-time e disoccupati in cerca di impiego, distribuito su 13 mercati globali tra cui l’Italia nel pieno rispetto dei principi internazionali ESOMAR. A questo si affianca l’indagine Jobs on the Rise, basata sulle rilevazioni del LinkedIn Economic Graph, che ha esaminato milioni di percorsi professionali avviati tra il 1° gennaio 2023 e il 31 luglio 2025 per calcolare il tasso di crescita specifico di ogni ruolo, applicando filtri rigorosi per escludere stage o posizioni temporanee e restituire così solo le tendenze strutturali del mercato.
La ricerca di un impiego nel mercato attuale si è trasformata in quello che molti professionisti definiscono “un’impresa ardua”, un percorso a ostacoli dove la complessità burocratica sembra prevalere sulla valutazione del talento. Al centro di questo malessere emerge il dato sulla competizione esasperata, citata dal 44% degli intervistati come la barriera principale, seguita da una percezione di eccessiva rigidità nei processi di selezione (36%), ormai strutturati su criteri standardizzati che lasciano poco spazio all’intuizione umana. Questa rigidità si riflette direttamente sulla struttura degli iter di assunzione: circa la metà dei candidati (50%) ritiene che i processi siano frammentati in un numero eccessivo di fasi, trasformando il reclutamento in una maratona estenuante che, per il 49% degli utenti, ha perso ogni tratto umano.
L’automazione e l’uso di filtri digitali hanno infatti accentuato un senso di impersonalità, dove il candidato si sente ridotto a una serie di keyword all’interno di un database piuttosto che una risorsa da scoprire. A questa architettura complessa si somma una componente emotiva di profonda frustrazione legata alla comunicazione. La mancanza di trasparenza è uno dei nodi più critici: quasi un candidato su quattro (24%) segnala tempi di risposta estremamente dilatati che lasciano i professionisti in un limbo professionale per settimane. Il fenomeno più tossico resta però il cosiddetto “ghosting”, ovvero la totale assenza di riscontro dopo l’invio della candidatura o, peggio, dopo aver sostenuto i primi colloqui; una pratica che colpisce il 20% dei partecipanti alla ricerca, minando la fiducia nel sistema e la motivazione a proseguire nel percorso di carriera.
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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