A distanza di un anno dalla pubblicazione di “Santo Sud”, il suo primo album da solista, Dario Sansone – storico leader dei Foja – è tornato sulla scena musicale con l’uscita del dual single “Comme” – composto da due inediti dal titolo “Comme Ajere” e “Comme Chiove“. Il progetto si propone anche come una connessione tra la Francia e il panorama partenopeo, grazie alla produzione artistica di Seb Martel e al lavoro di mixing e mastering a cura di Amaury Cambuzat. Nelle prossime settimane, sarà possibile ascoltarlo dal vivo ai seguenti appuntamenti:
02/10 – Montreuil – Maison Pop – Ensemble
04/10 – Thouars – Mz – Ensemble
10/10 – Napoli – Istituto F. Ozanam – Guest
22/10 – Grosseto – Cena Carbonara – Duo
23/10 – San Gimignano (Si) – ‘I Circolo – Duo
24/10 – Milano – Germi – Duo
28/10 – Modica (Rg) – Hemingway – Solo
29/10 – Calabernardo Noto (Sr) – Ricovero – Solo
30/10 – Rosolini (Sr) – Segreto – Solo
31/10 – Catania – Boozer – Solo.
Per entrare nell’universo dell’artista e della sua ultima uscita, vi lasciamo alle sue parole.

Il titolo “Comme” sembra lasciato a metà. Quanto è importante, nel tuo modo di scrivere, lasciare spazio a qualcosa che non viene detto fino in fondo?
“Mi piace molto lasciare libertà all’ascoltatore. Credo che una canzone assolva alla sua funzione più alta quando riesce a far porre domande o ad aumentare l’immaginazione, ognuno può continuare a scrivere la canzone come il proprio animo suggerisce.“
“Comme Ajere” e “Comme Chiove” raccontano due forme diverse di tempo: quello del passato e quello atmosferico. Cosa rappresentano invece, per te, queste due canzoni sul piano più personale ed emotivo?
“La prima è una riflessione sui nostri tempi, qualcosa che dico a me stesso, un’esigenza che sento forte. “Comme chiove” è un mantra, una canzone che mi ha invitato ad attraversare il dolore, ad accoglierlo come parte integrante della vita.“
Lo “split digitale”, come da te definito, nasce anche da un asse artistico sempre più forte tra Napoli e Francia, con Seb Martel alla produzione e Amaury Cambuzat per mixing e mastering. Cosa ti affascina del dialogo tra queste due realtà musicali e cosa senti che la Francia abbia portato nella tua musica?
“Seb Martel ha curato la prima parte del mio percorso solista. E’ riuscito a mantenere la mia scrittura e a guidarla in contaminazioni nuove, atmosfere profonde e sperimentali. E’ riuscito a trovare un modo non banale e fuori dai clichè per esprimere le influenze world che abitano la mia musica e la mia lingua.”

La frase più evocativa della prefazione al progetto, firmata dall’attore e drammaturgo Gennaro Scarpato, è “la memoria è acqua”. Che significato ha per te questa immagine? La rappresentazione del tempo e della pioggia nei due brani sono collegati dal loro scorrere?
“Significa tante cose. La nostra esistenza attraversa il tempo e parte dall’acqua: le prime forme di vita si sono formate negli oceani, anche per questo nella cover art della relaese troviamo una pioggia di pesci. Inoltre la memoria è fluida come l’acqua, assume differenti forme attraverso i ricordi.”
Con i Foja hai costruito una parte importantissima del tuo percorso. Cosa significa per te oggi quella esperienza e cosa pensi ti abbia lasciato come artista e come persona?
“I Foja, fanno parte della mia vita, mi sento ancora il frontman della band. L’avventura con il gruppo è molto intensa, quest’anno festeggeremo i venti anni del progetto con un’unica data speciale al Duel Club di Napoli il 26 di dicembre. Con i Foja all’inizio degli anni dieci abbiamo riavvicinato il pubblico alla lingua napoletana, dopo un momento di stasi ed è bello vedere quanto questo abbia generato una reazione a catena.”
Quanto si influenzano tra loro il Dario musicista, il disegnatore e il regista? Quando scrivi una canzone, vedi già delle immagini?
“Oggi più che mai le immagini, in movimento o fisse camminano a braccetto con le mie produzioni artistiche in musica. Spesso mi capita di scoprire cose nuove disegnando altre seguendo parole e musica. Non mi piace immaginare le cose come separate tra loro, ma in continuo dialogo.”


























