Stanotte il mare sembra che voglia inghiottirmi, sento un richiamo contrastante, sarà una di quelle sirene che sognavo da bambina che mi invita a lasciarmi andare, magari è una sirena cattiva e vuole farmi scivolare nel blu che adesso sembra nero, per poter giocare con me come se fossi una bambola, la sua bambola umana.
Sgombero la mente da questi pensieri tra la favola e la disperazione e mi dirigo verso casa. La pace che mi aspettavo da questa passeggiata notturna non è arrivata, stanotte il mare si diverte a giocare con me.
Non è l’unico forse.
Arrivo a casa, metto su il bollitore, un tè mi toglierà dalle ossa l’umidità assorbita sul bagnasciuga.
Ho letto oggi dei racconti che contenevano le parole bellezza e solitudine, mi è sembrato strano che potessero esistere nella stessa frase. Io nella mia solitudine non trovò bellezza, mi piacerebbe mettere due tazze adesso sul tavolo e sorseggiare mentre chiacchiero con quel qualcuno che non è mai esistito.
Suonano alla porta e ciò mi allontana subito dalla malinconia mettendomi in agitazione visto l’ora tarda.
Guardo dallo spioncino col cuore che sembra impazzito, vedo una faccia che sembra familiare ma non capisco chi è.
“Ciao scusa, capisco l’ora, sono il tuo nuovo vicino, ci siamo incontrati l’altro giorno in ascensore, spero di non averti spaventato, ho sentito che eri appena rincasata e ho pensato che magari potevi darmi un po’ di caffè sono rimasto senza e dovendo affrontare una notte di studio, essere rimasto senza è cosa molto grave.”
Dicendo l’ultima parola mi fa l’occhiolino sapendo che lo sto guardando dallo spioncino.
“Non sono un serial killer, giuro!”
“Dicono tutti così!” e apro sorridendo, cosa mi può capitare? Al massimo mi uccide!
“Grazie, sei la mia salvezza.”
“Mi dirigo verso il barattolo del caffè…vuoto!”
“Ecco, adesso sai che la tua vicina non è affidabile, neanche un po’ di caffè riesce a darti.” dico mostrandogli il barattolo vuoto.
Lui fa il verso all’urlo di Munch e mi strappa una risata.
Senza riflettere dico: “non sei troppo cresciutello per studiare?”
“Ho deciso tardi che volevo laurearmi, succede sai, di decidere tardi!”
“Sì, immagino che succeda.”
“Tu credi di aver preso tutte le decisioni importanti della tua vita?”
“Riflettendoci è come se fosse stata la vita a prendere certe decisioni per conto mio”
“Capisco cosa intendi!”
La conversazione viene interrotta dal bollitore che fischia come un treno.
Stavo preparando del tè vuoi? La teina ha gli stessi effetti della caffeina.
“E tè sia!”
Prendo un’altra tazza la posiziono vicino alla mia e per un attimo sorrido.
Intanto lui sta curiosando in giro, guardando le foto sulla libreria.
“Questa sei tu?”
“No!” Il mio no secco e brusco lo fa subito allontanare dalle foto.
“Sei una psicologa, vero? La portiera mi ha dato dei piccoli dettagli sui condomini.”
“Sì! E cosa altro ti ha detto quella ficcanaso su di me?”
“Che avevi un fidanzato e ti sei lasciata da poco.”
Finisco di preparare il tè e lo invito a berlo.
“Non ero fidanzata, mai stata fidanzata, mi frequentavo con uno che si è rivelato l’ennesima delusione.”
Ma davvero sto raccontando gli affari miei a un perfetto sconosciuto?
“Magari anche tu per lui sei stata una delusione, scusa non vorrei sembrarti scortese ma è successo anche a me di avere relazioni che non vanno. Ogni tanto penso che si debba provare a mettersi nei panni dell’altro.”
“Hey bello vuoi psicoanalizzare la psicologa?” sorrido, in effetti lo sconosciuto qui non ha tutti i torti.
Sorseggiamo il tè continuando a chiacchierare, lui è carino, io devo essere inguardabile, senza trucco e con la pinza in testa, ma devo dire che i suoi sguardi mi fanno sentire come se fossi in tiro.
Finito il tè non abbiamo altre scuse per continuare, quindi lui mi ringrazia, si congeda e mi da la buona notte.
L’intruso mi ha lasciato una bella sensazione in circolo, il senso di umidità che mi aveva lasciato la passeggiata sul lungomare è sparito, forse è semplicemente stato il tè caldo a riscaldarmi. O forse no.
Riguardo le due tazze vicine. Sono belle, le lascerò lì, le laverò domani.
A letto ragazza, che domani hai una giornata impegnativa, basta fantasticare.
Risuonano.
Caspita, di nuovo lui? Adesso invece del tè vuole me? Faccio la spiritosa, ma guardando dallo spioncino con delusione vedo che è la portiera, ma che vuole a quest’ora?
“Teresa che succede?”
“Ho sentito delle voci venire dal suo appartamento a quest’ora e mi è sembrato strano, lei è cosi silenziosa la notte, tutto bene? In questi giorni l’ho vista così giù, mi sono preoccupata.”
Teresa è un’impicciona però ha il cuore d’oro, vedendo apprensione vera nel suo volto, non la riprovero per aver suonato alle due di notte alla mia porta, anzi la rassicuro e la ringrazio per l’interessamento.
Ora forse riesco a mettermi a letto, ripenso alle fossette del vicino e mi addormento meno tormentata del solito.
La sveglia mi dice che è mattina.
Urge caffè. Ricordo un secondo dopo che è finito, mi infilo nella doccia con la voglia non soddisfatta della mia droga mattutina.
Suonano.
Mi infilo velocemente l’accappatoio, guardo dallo spioncino, è mister fossette.
Apro, lui mi assale con una vitalità che io mi sogno.
Ho portato il caffè, già che c’ero ho preso dei cornetti. Mi fa un sorriso dolcissimo.
E poggia sul tavolo in cucina un sacchetto che profuma di colazione burrosa e due bicchierini di caffè. Due.

























