Gaza, sei mesi dopo: “In realtà, non esiste alcun cessate il fuoco”
A distanza di quasi sei mesi dal “famoso” cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza, com’è la situazione? Una testimonianza arriva da ActionAid che con i volontari presenti sul territorio fa presente una situazione ben diversa da quella che attualmente crediamo di conoscere.
Jamil Sawalmeh, direttore nazionale di ActionAid Palestina, ha dichiarato: “Il cosiddetto cessate il fuoco a Gaza non è mai stato un vero cessate il fuoco. Negli ultimi sei mesi, i palestinesi a Gaza hanno continuato a svegliarsi quasi ogni giorno sotto i bombardamenti e gli attacchi dell’esercito israeliano, continuando al tempo stesso a essere privati di cibo sufficiente, di un riparo adeguato, di medicinali e dell’accesso a servizi essenziali come l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Centinaia di persone sono state uccise e oltre 2 milioni di persone restano sfollate, vivendo in tende o in rifugi estremamente sovraffollati, in condizioni spaventose.
La ricostruzione è impossibile: l’esercito israeliano continua a controllare più della metà del territorio e prosegue con demolizioni sistematiche di case, edifici e altre infrastrutture. I palestinesi sono intrappolati in un doloroso limbo, incapaci di lasciarsi alle spalle gli orrori degli ultimi due anni e mezzo e ancora coinvolti in un incessante ciclo di morte e distruzione. È chiaro che questo genocidio continua. E l’oppressione va oltre Gaza: mentre le autorità israeliane portano avanti le proprie politiche e pratiche di apartheid e annessione in Cisgiordania, l’esercito israeliano sta ora ripetendo in Libano le stesse tattiche usate a Gaza.
Questo è il risultato devastante, ma inevitabile, che si verifica quando ripetute e plateali violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l’umanità vengono lasciati avvenire impunemente. È tempo che gli Stati di tutto il mondo intraprendano azioni concrete per costringere le autorità israeliane a cambiare rotta. Sia il territorio palestinese occupato sia il Libano hanno bisogno di un vero cessate il fuoco, che protegga realmente le persone, garantisca che il sostegno umanitario raggiunga chi ne ha bisogno e impedisca allo Stato di Israele di portare avanti la propria strategia di morte, espulsione e dominio coloniale.”
Nisreen Jouda, psicoterapeuta presso la Wefaq Association for Women and Child Care, partner di ActionAid a Gaza, ha dichiarato:
“Per come la vedo io, il cessate il fuoco esiste solo nei media. Sinceramente, in questi giorni ho paura persino ad andare al lavoro. Ancora di più di quando il cessate il fuoco non era in vigore. Verrebbe da pensare che un cessate il fuoco significhi niente bombardamenti. Ma in realtà sentiamo spari e colpi d’arma da fuoco ogni giorno. Quindi, in realtà, non esiste alcun cessate il fuoco. Ho paura ovunque io vada, perché non sai mai dove sarà il prossimo obiettivo. Quello che si vede nei media mostra solo una piccola parte della nostra sofferenza, della tragedia della vita che siamo costretti a vivere.
Viviamo nelle tende e facciamo la fila alle cucine caritatevoli per avere del cibo. Facciamo la fila per l’acqua e abbiamo vissuto una grave carestia. Anche i nostri figli sono esausti. Si svegliano sapendo già quali responsabilità li attendono. Un tempo facevano la fila a scuola per comprare un panino. Ora fanno la fila per il cibo. E devono farsi largo tra la folla anche solo per procurarsi dell’acqua. A volte restano in piedi per ore, per poi tornare indietro a mani vuote. Perché non c’è abbastanza acqua per tutti.”
Foto di Jonathan Fernandes: https://www.pexels.com/it-it/foto/mani-donna-testo-braccialetto-22608382/
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