La storia del Napoli è un romanzo affascinante fatto di passione incondizionata, trionfi memorabili e campioni straordinari. Dai primi pionieri degli anni ’20 fino ai protagonisti del terzo scudetto, la maglia azzurra ha indossato i sogni di un’intera città, creando un legame viscerale tra i calciatori e la tifoseria partenopea.
I pionieri e i primi idoli (Anni ’20 – ’50)
Attila Sallustro (1926-1937)
Nato in Paraguay ma cresciuto a Napoli, Attila Sallustro fu il primo vero fuoriclasse e idolo indiscutissimo della storia del club. Centravanti elegante e devastante, fu in grado di segnare oltre 100 gol in maglia azzurra. Proveniente da una famiglia agiata, Sallustro rifiutò a lungo lo stipendio da calciatore professionista, giocando per puro spirito sportivo. Per celebrare le sue prestazioni straordinarie, la famiglia Ascarelli gli regalò una Fiat 509, consacrandolo come il “Veltro” dilettante di un calcio d’altri tempi.
Luís Vinício (1955-1960)
Arrivato dal Brasile nel 1955 grazie all’intuizione del presidente Achille Lauro, Luís Vinício si guadagnò subito il soprannome di ‘O Lione per la sua grinta feroce e la potenza fisica straripante. Con le sue spallate e le sue reti (69 gol complessivi in azzurro) trascinò il Napoli ai vertici del calcio italiano di fine anni ’50, sfiorando uno storico scudetto nel 1958 e legando indissolubilmente il suo nome alla città.
Fantasia, classe e senso di appartenenza (Anni ’60 – ’70)
Omar Sívori (1965-1968)
Arrivato a Napoli a fine carriera e ormai in rottura con la Juventus, Omar Sívori scatenò l’entusiasmo travolgente della piazza. Mancino puro che giocava a calzettoni abbassati deliziando il pubblico con tunnel irriverenti, il “genio ribelle” incarnava alla perfezione lo spirito scanzonato della Napoli dell’epoca. Insieme ad Altafini formò un attacco leggendario; tuttavia, la sua avventura azzurra finì in modo turbolento con una clamorosa rissa in campo contro la Juventus nel 1968, che gli costò sei giornate di squalifica e lo spinse al ritiro definitivo.
José Altafini (1965-1972)
Arrivato a Napoli nello stesso anno di Sívori, José Altafini visse all’ombra del Vesuvio una seconda giovinezza, realizzando 71 gol e trascinando la squadra a storici piazzamenti europei. Tuttavia, il suo addio in direzione Juventus nel 1972 spezzò il cuore ai tifosi. La ferita diventò insanabile nel 1975 quando, con un suo gol decisivo a Torino in maglia bianconera, tolse lo scudetto al Napoli guidato in panchina da Vinício: da quel giorno fu ribattezzato per sempre “Core ‘ngrato”.
Jarbas Faustinho Cané (1962-1969 / 1972-1975)
Brasiliano dal dribbling fulmineo e dal sorriso contagioso, Jarbas Faustinho Cané giunse a Napoli nei primi anni ’60, diventando uno dei primi calciatori neri a ergersi a simbolo totale di una tifoseria italiana. Nel corso di due distinte parentesi da calciatore ha collezionato oltre 50 gol, scegliendo poi di rimanere a vivere a Napoli anche dopo il ritiro per lavorare come allenatore delle giovanili e amato opinionista televisivo.
Antonio Juliano (1962-1978)
Napoletano verace di San Giovanni a Teduccio, Antonio Juliano è stato per sedici anni il cervello e l’anima del centrocampo azzurro. Fu il primo calciatore napoletano a vincere un Europeo con l’Italia (nel 1968) e a essere convocato a tre edizioni dei Mondiali. Dopo aver guidato la squadra da capitano alla vittoria della Coppa Italia del 1976, tornò al Napoli nelle vesti di dirigente lungimirante: fu proprio la sua caparbietà a tessere le fila per i leggendari acquisti prima di Ruud Krol e successivamente di Diego Armando Maradona.
Giuseppe Bruscolotti (1972-1988)
Soprannominato “Pal’ ‘e fierro” per via della sua forza fisica monumentale e dell’insuperabile abilità nella marcatura a uomo, Giuseppe Bruscolotti è stato il terzino destro recordman di presenze dell’era pre-moderna. Storico capitano del Napoli, compì un gesto di straordinaria generosità cedendo spontaneamente la fascia a Diego Armando Maradona per investirlo della massima responsabilità all’interno dello spogliatoio, cementando il gruppo verso il primo scudetto del 1987.
L’età dell’oro e il trionfo (Anni ’80 – ’90)
Ruud Krol (1980-1984)
Monumentale libero olandese e colonna del “calcio totale” dell’Ajax e della nazionale arancione degli anni ’70, Ruud Krol portò a Napoli un respiro e una caratura internazionale al suo arrivo nel 1980. Soprannominato “Il Kaiser di Fuorigrotta”, cambiò la mentalità difensiva della squadra guidando la retroguardia con una classe aristocratica e impostando contropiedi millimetrici a testa alta. Sotto la sua guida tecnica in campo, il Napoli sfiorò lo scudetto nel 1981.
Diego Armando Maradona (1984-1991)
Molto più di un semplice calciatore, Diego Armando Maradona è stato una divinità pagana e il simbolo del riscatto sociale dell’intero Sud Italia. Arrivato dal Barcellona nel 1984, trasformò una squadra che lottava per non retrocedere nella regina d’Italia e d’Europa. Con il suo sinistro divino ha regalato alla città due Scudetti (1987, 1990), una Coppa UEFA (1989), una Coppa Italia e una Supercoppa. Il numero 10 per eccellenza, a cui oggi è intitolato lo stadio di Fuorigrotta, resta una leggenda immortale.
La rinascita e l’era moderna (Anni 2000 – 2010)
Ezequiel Lavezzi (2007-2012)
Ezequiel “Il Pocho” Lavezzi è stato il simbolo e l’idolo della rinascita azzurra dopo gli anni bui della Serie C e della Serie B. Attaccante argentino dal baricentro basso, dalle accelerazioni fulminee e con un briciolo di sana follia, riaccese l’entusiasmo del San Paolo richiamando le atmosfere maradoniane. Insieme ad Hamšík e Cavani ha formato il leggendario tridente dei “Tre Tenori”, conquistando la Coppa Italia del 2012 e riportando il club sul palcoscenico della Champions League.
Edinson Cavani (2010-2013)
Soprannominato “Il Matador”, Edinson Cavani è stato un centravanti moderno dalla media realizzativa spaventosa, in grado di mettere a segno 104 gol in sole tre stagioni. L’attaccante uruguaiano univa un istinto killer infallibile sotto porta a una generosità difensiva mai vista prima. Le sue reti di testa e in acrobazia hanno fatto tremare il San Paolo, in particolare durante le storiche notti europee contro Manchester City e Chelsea.
Marek Hamšík (2007-2019)
Diventato una vera e propria bandiera e capitano per dodici stagioni, lo slovacco con la cresta Marek Hamšík è stato il motore inesauribile del centrocampo partenopeo, riuscendo a superare i record storici di presenze e di gol che appartenevano a Maradona. “Marekiaro” ha dimostrato un profondo legame con la città rifiutando le offerte dei club del Nord per legarsi a vita ai colori azzurri, vincendo da protagonista due Coppe Italia e una Supercoppa.
Gonzalo Higuaín (2013-2016)
Centravanti argentino di livello mondiale giunto dal Real Madrid per raccogliere la pesante eredità di Cavani, Gonzalo Higuaín ha scritto pagine indimenticabili del club. Nella stagione 2015-2016, sotto la guida di Maurizio Sarri, “Il Pipita” ha stabilito il record storico di 36 gol in un singolo campionato di Serie A. Tuttavia, il suo improvviso passaggio alla Juventus nell’estate del 2016 venne vissuto dalla città come un tradimento insanabile, trasformando l’amore folle in una feroce rivalità.
Fabian Ruiz (2018-2022)
Portato in Italia da Carlo Ancelotti, il spagnolo Fabian Ruiz ha rappresentato la qualità tecnica del centrocampo partenopeo per quattro stagioni. Centrocampista mancino dotato di una visione di gioco straordinaria e del celebre “tiro a giro” dalla distanza, il “geometra andaluso” ha saputo abbinare la fisicità a una pulizia tecnica sopraffina, alzando al cielo la Coppa Italia del 2020 prima del suo trasferimento al Paris Saint-Germain.
I due scudetti e il presente (2020 – Oggi)
Victor Osimhen (2020-2024)
Victor Osimhen si è imposto come l’uragano nigeriano capace di spaccare le difese della Serie A. Caratterizzato da una velocità devastante, uno strapotere atletico nel gioco aereo e un agonismo feroce, è stato il capocannoniere e trascinatore indiscusso verso la conquista del Terzo Scudetto nel 2023. La maschera protettiva indossata sul volto è diventata un vero e proprio simbolo pop per un’intera generazione di giovani tifosi.
Khvicha Kvaratskhelia (2022-2024)
Giunto nell’estate del 2022 dalla Georgia come uno sconosciuto ai più, Khvicha Kvaratskhelia ha impiegato pochissime partite per incantare l’Italia e l’Europa a suon di dribbling imprevedibili, sterzate e gol d’autore, venendo rapidamente ribattezzato “Kvaradona”. Nominato MVP del campionato durante la stagione del terzo scudetto, continua a rappresentare la luce tecnica e la fantasia purissima della squadra sulla fascia sinistra.
Scott McTominay (2024-oggi)
Arrivato dal Manchester United tra il grande entusiasmo della piazza, Scott McTominay si è rapidamente imposto come uno dei pilastri fondamentali del centrocampo e una colonna portante della nuova era azzurra. Centrocampista moderno, completo e dotato di uno straordinario senso dell’inserimento offensivo, lo scozzese abbina una fisicità imponente a un’intelligenza tattica fuori dal comune. Con le sue prestazioni di sostanza, il suo dinamismo box-to-box e la capacità di risultare decisivo nei momenti chiave della partita, ha conquistato immediatamente il cuore dei tifosi partenopei, diventando in breve tempo un nuovo beniamino del Maradona e un simbolo di determinazione e spirito di sacrificio.
Immagine di copertina: DepositPhotos
























