Negli ultimi trent’anni, la mortalità infantile nei paesi ricchi si è più che dimezzata. Paesi del G7, come il Giappone, la Francia, il Regno Unito e la Germania — già caratterizzati da tassi molto bassi negli anni Novanta — hanno registrato ulteriori riduzioni significative. Ad esempio, nel Regno Unito e in Francia si è passati da circa l’1 % di mortalità per sotto‑5 a valori ancora più bassi oggi; il Giappone ha visto un calo di quasi il 66 %.
Quanto significa “dimezzare” davvero?
Se all’inizio degli anni Novanta il tasso di mortalità infantile era già sotto l’1 %, ridurlo aveva un margine stretto. Tuttavia, su scala relativa, la diminuzione è stata impressionante: l’Unione Europea ha ridotto il tasso del 69 % nei trent’anni successivi. Una diminuzione che spesso passa inosservata, perché anche il “1 %” iniziale appariva già minimo: in realtà, rappresentava migliaia di bambini ogni anno.
I numeri dietro il progresso
In paesi come l’Italia o che rientrano tra gli “high‑income”, il tasso di sopravvivenza può arrivare al 99,8 %. In altre parole, solo 0,2 bambini su 100 muoiono prima del quinto compleanno. Alcuni paesi nordici — come Svezia o Islanda — hanno tassi così bassi da raggiungere lo 0,2 % o 0,3 %, ben al di sotto della media globale.
Perché questo progresso in paesi già “ricchi”?
La riduzione nei paesi ad alto reddito è frutto di una combinazione di:
- Miglioramenti medici e tecnologici in neonatologia e prevenzione
- Vaccinazioni sistematiche e programmi di screening per donne in gravidanza
- Politiche sanitarie efficaci e equità d’accesso alle cure
- Supporto costante da parte di medici, ostetriche, infermieri e istituzioni
Nonostante il tasso iniziale fosse già basso, interventi mirati hanno permesso di salvare molte più vite infantili.
Non un traguardo finale, ma un punto di partenza
Pur essendo tra i paesi con i valori più bassi al mondo, nei paesi ricchi non si può parlare di problema risolto. Solo negli Stati Uniti ogni anno muoiono circa 23.000 bambini sotto i cinque anni, un dato ancora drammaticamente alto. La sopravvivenza infantile rimane quindi un ambito in cui si può e si deve fare meglio.
Il contesto globale evidenzia lo scarto con i paesi più poveri
Se nei paesi ricchi il tasso di mortalità infantile è sceso a valori fra lo 0,2 % e lo 0,5 %, in diverse nazioni in via di sviluppo — soprattutto in Africa sub‑sahariana e Sud Asia — esso rimane molto più elevato, spesso tra il 6 % e l’11 %. Questo contrasto sottolinea che, anche laddove il problema sembra “risolto”, esiste spazio per migliorare ulteriormente.
Mortalità infantile, non un risultato acquisito
I dati di Our World in Data mostrano che nei paesi ricchi la mortalità infantile è calata in modo rilevante negli ultimi trent’anni: le percentuali si sono quasi dimezzate in termini relativi, anche se i tassi iniziali erano già bassissimi. Tuttavia, la sopravvivenza infantile non è un risultato acquisito: anche nei paesi più avanzati si continua a registrare un numero non trascurabile di decessi sotto i cinque anni. Il progresso è stato notevole, ma resta molta strada da fare per raggiungere livelli ancora più elevati di tutela e salute per ogni bambino.

























