Il degrado del suolo causato dall'uomo sta compromettendo la capacità del pianeta di sfamare la propria popolazione
Il degrado del suolo minaccia la sicurezza alimentare di 1,7 miliardi di persone
Una nuova analisi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) dipinge un quadro allarmante: il degrado del suolo causato dall’uomo sta compromettendo la capacità del pianeta di sfamare la propria popolazione. Il rapporto “Lo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura 2025” stima che circa 1,7 miliardi di persone vivano in aree in cui la resa dei raccolti è inferiore di circa il 10% a causa del degrado causato dall’uomo. All’interno di questo gruppo, 47 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di ritardo della crescita, soprattutto nei paesi asiatici densamente popolati.
Il rapporto mostra che il ripristino del 10% dei terreni agricoli degradati mediante pratiche quali la rotazione delle colture, la coltivazione di piante di copertura e la lavorazione ridotta del terreno, potrebbe garantire una produzione sufficiente a sfamare 154 milioni di persone in più ogni anno. Il rapporto invita a utilizzare strategie integrate per l’uso del suolo che combinino controlli normativi sulla deforestazione, programmi basati su incentivi e meccanismi di condizionalità che colleghino i sussidi ai risultati ambientali, adattando al contempo il sostegno ai piccoli agricoltori che devono affrontare maggiori difficoltà finanziarie.
Le nuove scoperte della FAO coincidono con l’analisi innovativa di Save Soil, pubblicata, che ha rivelato le lacune critiche nei NDC (Contributi determinati a livello nazionale) del COP30 delle nazioni: il 70% di questi non considera la salute del suolo come una soluzione per la mitigazione dei cambiamenti climatici. Il rapporto, intitolato “Solution Instead of Victim: Integrating Soil Health into Nationally Determined Contributions (NDCs) for Climate Change Mitigation” (Soluzione anziché vittima: integrare la salute del suolo nei contributi determinati a livello nazionale (NDC) per la mitigazione dei cambiamenti climatici), giunge alla conclusione che:
Le statistiche relative alla sicurezza alimentare a lungo termine dell’Italia sono allarmanti. Il 33% dei terreni agricoli italiani è soggetto a grave erosione, un’area pari a 2,5 volte quella del Belgio.
“I risultati della FAO mostrano una crisi silenziosa che sta minando la sicurezza alimentare globale. Se rivitalizzato, lo stesso suolo può compensare quasi un terzo delle riduzioni delle emissioni di cui abbiamo bisogno”, ha affermato Praveena Sridhar, responsabile scientifico e politico del movimento Save Soil.
“Esortiamo i Paesi partecipanti alla COP30 a inserire un indicatore di stoccaggio del carbonio nel suolo nei loro NDC e a creare meccanismi di finanziamento misto che aiutino gli agricoltori ad adottare pratiche rigenerative”. Senza la salute del suolo, mettiamo a repentaglio sia il clima che la sicurezza alimentare; con essa, invece, possiamo nutrire miliardi di persone e raffreddare il pianeta”.
Foto di AS Photography: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-del-primo-piano-del-germoglio-1002703/
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