Il governo preme per l’aumento delle spese militari italiane. E’ più che chiaro che l’intento è quello di mettere mano ad un provvedimento che, però, rischia di essere una “Caporetto” per l’esecutivo. Aumentare le spese militari al 2% del Pil, è questa l’idea e sembra sempre più stringente l’azione per porre questo in un decreto a breve termine.
Assistiamo ad un escalation davvero assurda ed a questo punto bisogna dirlo chiaro e tondo: è una follia bella e buona in un Paese come il nostro che ripudia la guerra in maniera costituzionale si sperperi denaro pubblico per arricchire l’industria delle armi.
Pensavamo di essere usciti dalla retorica della Patria quando, finalmente, si abolì la leva obbligatoria e si sancì la nascita di forze armate professionalizzate ma evidentemente ci sbagliavamo. Eravamo convinti di averla scampata bella con la cacciata dei sovranisti dal governo. Invece ora tutto ‘torna a bomba’, nel vero senso della parola.
Chi è pro e chi è contro nelle forze politiche
Anche sul versante squisitamente politico si scoprono novità. Ecco che individuiamo forze a favore e forze contrarie all’imbarbarimento civile insito in un provvedimento come quello paventato. Per assurdo ci troviamo una Lega che annuncia voto contrario (ma il suo leader non era quello che si faceva ritrarre a mitra imbracciato?) e Salvini dice di avere la nausea a sentire parlare di armi. Contrario anche il M5S con Conte.
Giuseppe Conte leader M5S
“Le spese militari non sono la priorità, il Movimento voterà no all’aumento”
Contrarissimi Alternativa, Sinistra italiana ed Europa verde che non hanno mancato di lanciare i loro strali verso quest’idea dell’esecutivo che definire balzana è un complimento.
Allineate le altre forze politiche a partire dal PD passando per FI e FdI. Uno schieramento abbastanza trasversale, dunque, che pur avendo dalla sua alcuni numeri importanti da giocarsi in Parlamento non può avere la certezza che mettendo una questione di fiducia sul provvedimento non si verifichi un (auspicabile a questo punto) capitombolo governativo.
Il pretesto del conflitto russo ucraino
Il richiamo al conflitto in atto per avvalorare la tesi per cui bisogna armarsi è pura propaganda nemmeno ben mascherata. Al pari di quanto fatto dall’Unione Europea che addirittura ha varato la nascita del suo esercito. Si è intrapresa la scellerata strada di voler combattere armi con armi e violenza con violenza. Si è svilito prima di metterlo in campo lo strumento diplomatico e si corre verso un harakiri epocale.
L’Italia è un Paese in debito d’ossigeno economico e riversare preziosissime risorse in campo militare è fuori da ogni logica di progresso. Un’economia che cade a pezzi come la nostra non può e non deve sobbarcarsi una spesa del genere perché condannerebbe a morte molti settori che si troverebbero senza risorse adeguate.
Papa Francesco
Papa Francesco
«Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!»
Se l Papa si è vergognato non non possiamo fare a meno di seguirlo perché governanti che fanno questo tipo di proposte non rappresentano gli interessi dei cittadini ma solo di alcuni. Abbiamo passato decenni a riempire le piazze per rifiutare gli armamenti, a ripudiare tutte le guerre ad affermare che i conflitti non si risolvono armandosi, a calmierare le spese per armamenti statali ed ora al primo refolo di vento armiamo la mano degli ucraini e ci armiamo a nostra volta? E’ davvero fuori dalla grazia di Dio tutto ciò.
Dall’inizio dell’attacco russo in ucraina si è perso totalmente il senso della ragione. Chi potrà riportare un minimo di senno nelle menti di chi dovrebbe avere chiaro davanti il futuro dei nostri Paesi? Chi potrà ora affermare indissolubilmente che la corsa alle armi è corsa all’autodistruzione e questo sport del voler dimostrare di avercelo più grosso degli altri (l’esercito n.d.r) è solo un inutile e stupido esercizio di machismo della più becera qualità.
Ritorniamo in noi e facciamolo in fretta, pensiamo a come risollevare il Paese non a rafforzare una classe militare con armamenti all’ultimo grido perché quel grido sarà sempre e soltanto un grido di dolore!





















