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Il primo obiettore di coscienza in Italia per motivi politici

Pietro Pinna può essere considerato il primo obiettore di coscienza in Italia per motivi politici. La sua scelta, infatti, non aveva alcuna motivazione religiosa

Il primo obiettore di coscienza in Italia per motivi politici è stato Pietro Pinna. Gli orrori della Seconda Guerra Mondiale lo avevano profondamente segnato e, quando, fu richiamato alle armi, si rifiutò di indossare la divisa. Prima di lui, durante la Prima Guerra Mondiale, diversi uomini si distinsero per la scelta della non violenza, subendo processi e condanne.

Chi è stato il primo obiettore di coscienza in Italia per motivi politici?

Pietro Pinna è uno dei simboli del movimento non violento in Italia. Il suo antimilitarismo maturato durante la Seconda Guerra Mondiale, lo portò, nel 1948, a rifiutare di prestare il servizio militare di leva. Le sue non erano motivazioni religiose com’era accaduto, per esempio, per Remigio Cuminetti durante la Prima Guerra Mondiale. Le sue convinzioni avevano una matrice laica e politica alimentata anche dalla frequentazione con il filosofo Aldo Capitini. Politico, poeta e antifascista, Capitini fu uno dei primi a diffondere in Italia il pensiero pacifista di stampo gandhiano. Pietro Pinna ebbe due condanne: la prima a dieci anni di reclusione, la seconda a otto. Tuttavia, la sua vicenda si concluse con un provvedimento di riforma per “nevrosi cardiaca”. La sua difesa fu assunta dall’avvocato Bruno Segre che divenne uno degli avvocati più famosi in Italia in materia di obiezione di coscienza.

L’obiezione di coscienza nel secondo dopoguerra

Prima che fosse approvata la legge sull’obiezione di coscienza, in Italia, gli obiettori erano considerati alla stregua dei disertori e venivano perseguitati con dure sanzioni penali. In alcuni casi erano puniti con la prigione, il confino o la deportazione in campi di lavoro forzato. In altri, furono anche sottoposti a un processo militare e condannati a morte. La società italiana dell’epoca era fortemente militarizzata e nazionalista, quindi gli obiettori di coscienza erano spesso considerati traditori della patria e subivano ostracismo sociale e discriminazione. Ciò nonostante, non mancarono casi di solidarietà e sostegno verso gli obiettori di coscienza in Italia, soprattutto tra i circoli religiosi e pacifisti. Il sacerdote don Lorenzo Milani, fondatore della scuola di Barbiana, durante la Seconda Guerra Mondiale incoraggiò i giovani a non iniziare alla guerra e a disertare, offrendo loro un rifugio sicuro nella sua scuola.

Quando è stata riconosciuta l’obiezione di coscienza in Italia?

Il riconoscimento dell’obiezione di coscienza in Italia ha seguito un percorso lungo iniziato negli anni Settanta. La prima legge in materia risale al 1972 (Legge n. 772 detta anche Legge Marcora) e prevedeva la possibilità di scegliere il servizio civile sostitutivo di quello militare. Il servizio civile, però, durava otto mesi in più rispetto a quello militare. In più agli obiettori era negata la possibilità di impiegarsi presso la pubblica amministrazione. Nel 1989, una sentenza della Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale la diversa durata tra servizio civile e servizio militare per cui le due opzioni furono equiparate. In seguito, la legge n. 130 del 2007 ha dato la possibilità di rinunciare allo stato giuridico di obiettore. Con questa rinuncia i soggetti possono impiegarsi nella difesa, nelle forze armate, avere il porto d’armi.

In copertina foto di Pexels da Pixabay

Paolo Rogno

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