L’indomita gentilezza di chi resta umano che rende capaci di distinguere ciò che nutre da ciò che seduce.
In questa nuova indagine ho voluto addentrarmi, da sola senza nessun aiuto, nell’immenso mondo della GENTILEZZA.
ATTENZIONE: questo articolo contiene UNA GENTILEZZA. Arriva fino alla fine e la scoprirai.
L’indomita gentilezza di chi non si lascia addomesticare
Gli esseri umani stanno vivendo in un’epoca in cui il valore personale sembra misurarsi in visibilità. Ci si muove tra ambizione e immagine, tra il bisogno di appartenere ad una “élite social-sociale” per la paura di restare invisibili e non “contare”. E per fare questo non si disdegna l’aggressività come mezzo per aprirsi il varco. L’irruenza, la strafottenza per emergere dall’anonimato.
In questo scenario, l’indomita quiete di chi usa la gentilezza come scelta, per non lasciarsi addomesticare dalle logiche dell’apparenza che seminano trappole reattive costantemente indotte da tanti stimoli esterni (vedi articolo precedente), è un atto di grande maturità relazionale.
Essere “indomiti” oggi non significa ribellarsi a tutto. Significa non farsi sedurre da ciò che promette riconoscimento facile, togliendo la verità di essere e dunque la libertà.
Gli interessi indotti, quelli nati dall’ego e dal desiderio di consenso, funzionano come un analgesico e creano realtà “stupefacenti”: placano il disagio per un istante, ma lasciano dentro la stessa fame, anzi molto più forte, che aveva spinto ad accettarli.
La gentilezza come forza, non come forma: indomita abitudine
La gentilezza autentica non è un gesto di cortesia, né un tratto caratteriale. È il risultato del contatto reale con se stessi. Segnale di totale connessione, adesione al proprio essere e profonda coerenza con ciò che si sente di essere.
Quando smettiamo di vivere secondo ciò che ci conviene e iniziamo ad ascoltare ciò che ci corrisponde, la gentilezza emerge da sé, senza sforzo.
La gentilezza “di facciata” invece nasce dal bisogno di piacere, di non creare conflitti, di essere accettati. Una sorta di “diplomazia” di circostanza che nasconde sempre un’attitudine allo “sfruttamento” della circostanza. Il meccanismo funziona così: “mi mostro gentile anche se penso altro di quella persona perché mi conviene; prendo quel che posso senza scendere in profondità e poi cerco una scusa per non proseguire e anzi faccio ricadere la colpa sull’altro così mi disimpegno totalmente”.
Ma pensaci, questa è una forma di adattamento che svuota, che togli il nutrimento necessario a vivere. Nutrimento che viene solo da relazioni autentiche e non da relazioni di convenienza.
La vera gentilezza, fatta di gesti realmente attenti, di azioni non rigide brusche e rivendicative, nasce solo da una totale adesione a se stessi. Ed è questa centratura a rendere le persone morbide, aperte ma non a disposizione degli eventi e degli umori altrui. Capaci di reggere il confronto con la vita e non ricorrere a costanti fughe.
“Non devi sforzarti di essere gentile. Devi solo smettere di difenderti dal sentire.”
Restare presenti: bontà irriducibile
Restare è difficile in un tempo che invita a fuggire. Restare, non solo nelle relazioni, nelle proprie sensazioni significa ascoltare ciò che si muove dentro, anche quando è scomodo. È chiedersi “come sto davvero?” prima di chiedersi “cosa voglio ottenere”. Ecco perché ti parlo di gentilezza indomita. La vera gentilezza non spinge a fuggire, essa è una forza che permette di restare senza timori, in ogni circostanza. Ed è la stessa che fa rendere conto di quando è il tempo di andarsene senza generare fratture emotive e relazionali.
Solo chi sa restare nel proprio sentire può distinguere tra interessi indotti e interessi reali. I primi chiedono approvazione, i secondi chiedono verità. I primi riempiono momentaneamente, i secondi nutrono.
La differenza è sottile ma essenziale: i primi appagano solo momentaneamente, una fame libidica. I secondi trasformano e fanno evolvere.
La fame libidica è legata al bisogno di affermazione, di rivalsa verso qualcuno o qualcosa, per essere ed esistere. Insaziabile per eccellenza, essa non arriva mai alla sazietà, è seriale è famelica. È la fame di tutto ciò che si crede necessario, ma poiché basata su bisogni indotti e dunque non reali, essa non troverà mai appagamento. E qui la gentilezza, quella vera, non può dimorare: la spinta è quasi animalesca, è questa che governa le azioni. È questa fame che induce a bruciare le tappe, ad usare le persone, ad abusare della sensibilità altrui.
Solo una fame ciclica, che spinge al nutrimento, è sana. Questa rende autenticamente gentili perché nasce da un reale ascolto di sé e degli altri. Sa rispettare i tempi di tutti e si muove sul concetto di crescita e non di distruzione.
In questa distinzione si apre la libertà di scegliere in modo autentico, e con essa una gentilezza che nasce dal centro, non dalle circostanze.
Restare umani: un atto di lucidità
Restare umani, dunque, significa non smettere di sentire, anche quando la sensibilità è vista come debolezza. Significa scegliere la presenza invece della distrazione, la sincerità invece della convenienza, la coerenza invece dell’adattamento opportunista. E solo così la gentilezza reale emerge ed è spontanea.
Questa è la vera indomita gentilezza: una forma di umanità che non ha bisogno di dimostrarsi, perché si manifesta naturalmente in ogni gesto che nasce dal sentire.
In un mondo che spinge verso l’omologazione, chi resta umano compie un atto di lucidità, non di ingenuità.
Indomabile gentilezza è ricordarsi chi siamo
Essere gentili non è un dovere morale, ma una conseguenza del coraggio di conoscersi.
La gentilezza autentica non si insegna: si raggiunge. E quando la si vive, non serve più difendersi dal mondo perché si è già tornati a casa, dentro di sé.
Prova, oggi, a chiederti cosa senti davvero, non cosa dovresti sentire.
Da quella risposta, inizia sempre la gentilezza indomita che fa restare umani.
Se ti va di raccontarmi cosa è accaduto rispondendo a questa domanda, PUOI USARE IL BUONO GENTILEZZA CHE TROVI DI SEGUITO
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Questo ti farà comprendere anche la differenza tra algoritmi creati per manipolare e altri nati per far evolvere.
note: le conoscenze contenute in questo articolo fanno riferimento alla ricerca ventennale di MLBsystem®






















