L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche nell’ambito della salute mentale. Secondo una recente indagine condotta dall’American Psychological Association (APA), oltre il 75% degli psicologi statunitensi riferisce che i propri pazienti parlano regolarmente di strumenti basati sull’IA durante le sedute terapeutiche. Molti utilizzano chatbot e assistenti virtuali come supporto aggiuntivo per affrontare difficoltà emotive, ottenere informazioni diagnostiche o migliorare le proprie relazioni personali.
L’IA come supporto alla terapia
L’indagine, intitolata “Chatbot e salute mentale” e realizzata su un campione di oltre 1.200 psicologi abilitati negli Stati Uniti, evidenzia come numerosi pazienti integrino il percorso terapeutico tradizionale con i suggerimenti forniti dall’intelligenza artificiale. Il 39% degli psicologi ha dichiarato di aver avuto pazienti che hanno utilizzato l’IA per autodiagnosticarsi, mentre il 35% ha riferito che alcuni la considerano una sorta di professionista supplementare della salute mentale.
Inoltre, il 34% degli intervistati ha osservato che i pazienti si rivolgono ai chatbot per migliorare l’autodisciplina, ricevere affermazioni positive o promemoria comportamentali, mentre il 33% li utilizza come supporto complementare al trattamento psicologico in corso.
Un fenomeno probabilmente più esteso
Secondo gli esperti, i dati raccolti potrebbero rappresentare soltanto una parte del fenomeno reale. L’indagine, infatti, prende in considerazione esclusivamente le esperienze riportate dagli psicologi e dai loro pazienti. È quindi plausibile che molte persone utilizzino chatbot basati sull’intelligenza artificiale per ricevere consigli legati al benessere psicologico senza mai confrontarsi con un professionista della salute mentale.
I limiti dei chatbot
Nonostante la crescente diffusione di questi strumenti, l’APA invita alla prudenza. Arthur C. Evans Jr., amministratore delegato dell’associazione, sottolinea come i chatbot siano facilmente accessibili e disponibili in qualsiasi momento, rappresentando per molti utenti una soluzione immediata e a basso costo. Tuttavia, a differenza degli specialisti umani, non sono in grado di cogliere pienamente le sfumature emotive né di riconoscere con affidabilità eventuali segnali di rischio.
Per questo motivo, secondo l’associazione, è fondamentale comprendere il funzionamento dell’intelligenza artificiale e valutare con spirito critico le indicazioni che essa fornisce.
Dalla compagnia alle relazioni personali
L’utilizzo dei chatbot non si limita all’ambito terapeutico. Gli psicologi coinvolti nello studio hanno rilevato che molti pazienti interagiscono con l’intelligenza artificiale anche per motivi sociali. Il 33% ha riferito che i propri pazienti utilizzano i chatbot per svago, il 22% per trovare compagnia e il 13% per instaurare una sorta di relazione intima con il sistema.
Tra coloro che mantengono conversazioni continuative con questi strumenti, il 68% degli psicologi ha osservato che i pazienti si sentono compresi o sostenuti dai chatbot. Inoltre, il 41% ha segnalato che tali tecnologie vengono utilizzate per rafforzare strategie positive di gestione dello stress e delle difficoltà quotidiane.
I rischi evidenziati dagli esperti
Accanto ai possibili benefici emergono però anche numerose criticità. Il 36% degli psicologi ha osservato nei propri pazienti forme di dipendenza dall’interazione con i chatbot, mentre il 15% ha segnalato la comparsa di distorsioni cognitive o convinzioni irrazionali alimentate dalle conversazioni con l’intelligenza artificiale.
Le preoccupazioni della categoria professionale restano molto elevate. Sebbene il 54% degli psicologi si dichiari favorevole all’utilizzo dei chatbot da parte di alcuni pazienti, ben il 93% manifesta timori riguardo ai possibili effetti negativi della tecnologia in soggetti particolarmente vulnerabili.
L’allarme dell’APA
Quasi tutti gli psicologi intervistati ritengono che i chatbot possano, in determinate circostanze, rafforzare involontariamente comportamenti problematici o convinzioni deliranti. Il 94% sostiene inoltre che gli strumenti attualmente disponibili non siano ancora in grado di affrontare con adeguata sensibilità le problematiche psicologiche più complesse, mentre l’89% teme che possano persino incoraggiare, seppur involontariamente, comportamenti autolesionistici.
Per questo motivo l’American Psychological Association ribadisce che l’intelligenza artificiale non può sostituire il lavoro di uno psicologo qualificato. Pur rappresentando un possibile strumento di supporto, il suo impiego deve avvenire con cautela e senza rinunciare al confronto con professionisti della salute mentale adeguatamente formati.
Foto di Markus Winkler: https://www.pexels.com/it-it/foto/concetto-di-notizie-ai-con-lettere-di-scrabble-30869149/


























