Mio marito è un brav’uomo, è pieno di amici, tutti al paese lo rispettano, perfino il sindaco quando lo vede lo saluta con un gran sorriso.
Mio marito è un gran lavoratore, si spezza la schiena da vent’anni in una fabbrica di calzature e non si lamenta mai.
Lui è un ottimo padre, la domenica porta i ragazzi al parco e gioca a pallone con loro.
Però mio marito non è un buon marito.
Oggi finalmente al mercato ho avuto il coraggio di dirlo a Carmela, la moglie del droghiere, veramente è stata lei a capire che mio marito non è un buon marito, Carmela è una donna che parla poco, ma osserva. Oggi mi ha detto «hai lo stesso sguardo che aveva mia sorella. A mia sorella suo marito la picchiava.»
Io sono diventata tutta rossa in viso, non voglio che la gente pensi che lui sia cattivo, non voglio che la gente pensi che io sono una fessa.
Mentre parlavamo si è avvicinata la moglie del sindaco, ha capito e ha parlato anche lei. Tutto mi potevo immaginare ma no che anche il sindaco picchiasse la moglie.
Allora ho pensato forse è normale, forse tutti i mariti picchiano le mogli. Ma Carmela ha detto che non è normale, lei ha convinto sua sorella a scappare dal marito e ora lei ha gli occhi liberi.
Chissà come è avere gli occhi liberi.
Carmela dice così perché sua sorella scappando è tornata dai genitori ma io che ci torno a fare dai miei? Mio padre mi picchiava, era un cattivo padre, un cattivo marito e neanche lavorava.
Mia madre faticava in casa e anche fuori. Lui era sempre ubriaco.
Mia madre disse che fu un’incidente la morte di Nunziatina, ma io non credo.
Mia sorella aveva solo otto anni quando il Signore l’ha presa con lui.
Non ci tornerò mai più a casa dei miei.
D’altronde mio marito è un brav’uomo, un ottimo padre, un gran lavoratore.
Solamente non è un buon marito.
Io resto.
Racconto scritto per Cinque Colonne Magazine e mai pubblicato
Foto di copertina generata con Copilot per Cinque Colonne Magazine






















