(Adnkronos) – Israele si aspetta “nelle prossime 24-48 ore” una decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sull’entrata in guerra contro l’Iran. Lo ha dichiarato un funzionario israeliano al Times of Israel. “Ci si aspetta che (gli americani, ndr) si uniscano, ma nessuno li spinge – ha precisato il funzionario – Sono loro a dover prendere la decisione”.
“Continueremo a colpire gli obiettivi militari e l’infrastruttura dei missili balistici”, ha ripetuto. Sa’ar ha definito l’attacco all’ospedale “chiaramente un crimine di guerra”. “Rispecchia la strategia del regime iraniano. Stanno colpendo deliberatamente i civili, obiettivi civili, bambini, anziani. E’ inaccettabile”, ha tuonato, riferendo di “molte telefonate di condanna ricevute da ministri di altri Paesi”.
Da parte sua il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha scritto su X che le forze iraniane “hanno eliminato un comando militare israeliano, una sede dell’intelligence e un altro obiettivo cruciale”. Secondo Araghchi, “l’onda d’urto ha provocato danni superficiali a una piccola sezione del vicino, e per lo più già vuoto, Soroka Military Hospital, usato principalmente per curare i soldati israeliani” impegnati nella campagna militare che va avanti dal 7 ottobre 2023 nella Striscia di Gaza, dove “Israele ha distrutto o danneggiato il 94% degli ospedali”.
Secondo il Jerusalem Post, l’Iran ha usato bombe a grappolo nei suoi attacchi odierni contro Israele. Questo tipo di ordigno, vietato da una convenzione internazionale, è stato utilizzato in un raid su Azor, alla periferia di Tel Aviv. Il missile, ricorda il giornale, a circa sette chilometri dal suolo si divide in diversi ordigni più piccoli, ognuno dei quali ha un impatto in un raggio di otto chilometri. Ognuna delle bombe più piccole trasporta circa due chilogrammi di esplosivo.
Questo, stando al Jerusalem Post, spiegherebbe il ritrovamento di un ordigno a Holon, vicino Azor, e perché molti hanno udito “mini-deflagrazioni” dopo l’esplosione iniziale. L’Iran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz alla navigazione in risposta all’attacco in corso da parte di Israele. Lo ha affermato Behnam Saeedi, membro del Comitato per la sicurezza nazionale del Parlamento di Teheran, citato dall’agenzia di stampa Mehr. “L’Iran ha numerose opzioni per rispondere ai suoi nemici e utilizza tali opzioni in base alla situazione”, ha affermato Saeedi.
“La chiusura dello stretto di Hormuz è una delle possibili opzioni per l’Iran”, ha affermato. Mehr ha poi citato un altro parlamentare, Ali Yazdikhah, secondo cui l’Iran avrebbe continuato a consentire la libera navigazione nello Stretto e nel Golfo fino a che i suoi vitali interessi nazionali non fossero a rischio.
L’inviato speciale americano, Steve Witkoff, ha avuto diversi colloqui telefonici con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, da quando – venerdì scorso – è iniziata l’escalation militare, con l’obiettivo di trovare una soluzione diplomatica alla crisi. Araghchi, secondo fonti diplomatiche le cui dichiarazioni sono rilanciate tra gli altri dal Times of Israel ed il Guardian, ha escluso un ritorno di Teheran ai negoziati fino a quando Israele non avrà cessato gli attacchi.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto oggi un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri Antonio Tajani “sulla situazione in Medio Oriente e hanno concordato di mantenere una stretta cooperazione”. Lo ha riferito in una nota la portavoce del dipartimento di Stato americano, Tammy Bruce, secondo cui Rubio e Tajani “hanno discusso della nostra priorità condivisa per mettere fine alla guerra russo-ucraina e costruire un percorso verso una pace duratura”.
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