Una favola dark sotto la luce gialla di Civita di Bagnoregio
“La ragazza che vedeva nel buio” di Giorgio Nisini è un racconto emozionante e misterioso ambientato nell’affascinante borgo di Civita di Bagnoregio, nel Lazio.
Ci sono luoghi che sembrano nati per custodire presenze, e il piccolo borgo in provincia di Viterbo sembra proprio perfetto per la storia narrata da Giorgio Nisini. Case che scricchiolano, vicoli che inghiottono i passi, piazze illuminate da una luce gialla che rende ogni cosa un po’ irreale ospitano una storia in bilico tra realtà e illusione, tra presenze evanescenti e cuori che palpitano di emozioni vere.

Con il supporto delle splendide tavole di Luca Ralli, lo scrittore intreccia mistero, solitudine e immaginazione. I chiaro-scuri di Civita diventano lo scenario perfetto per la nuova prova narrativa di Giorgio Nisini, scrittore e docente di Letteratura italiana contemporanea alla Sapienza di Roma.
Dopo romanzi in cui ha esplorato ciò che sfugge alla nostra comprensione (dai segreti del passato familiare alle zone d’ombra tra vita e aldilà), Nisini torna al pubblico dei lettori con una forma diversa: un racconto illustrato e misterioso con più livelli di lettura.
“La ragazza che vedeva nel buio” di Giorgio Nisini
Protagonista della storia è Helmut Frida, scultore del legno talentuoso e burbero, che sceglie un ritiro quasi totale per assecondare la propria natura creativa e solitaria. Ma l’equilibrio che credeva di aver raggiunto si incrina quando, una sera d’estate, scorge sotto un lampione una ragazza in bianco: lo osserva da pochi metri, senza nascondersi, con uno sguardo ipnotico e stranamente distante. Ogni tentativo di avvicinarla fallisce: lei scompare tra i vicoli. Chi è?
Da questa domanda si sprigiona una moderna favola dark, in cui il mistero non è solo un enigma da sciogliere, ma la forza che costringe Helmut a rimettersi in discussione.
Intervista all’autore
Come di consueto, ringraziamo Nisini per la bella intervista che racconta la genesi del libro, la scelta di Civita e i temi (solitudine, metamorfosi, invisibile) che attraversano la sua scrittura.
Salve Giorgio, lei è nuovo ai nostri lettori. Ci racconta brevemente cosa fa nella vita e quali sono le sue passioni?
Sono uno scrittore e un docente universitario, insegno letteratura italiana contemporanea alla Sapienza. Nel corso degli anni ho pubblicato diversi romanzi, tra cui Il tempo umano e Aurora, entrambi editi da HarperCollins. Come narratore ho sempre cercato di raccontare storie in cui indagare gli aspetti della realtà che più ci sfuggono, e che ci pongono di fronte a degli interrogativi a cui non sappiamo dare risposta; ad esempio, la comunicazione con l’aldilà, che ho raccontato ne La lottatrice di sumo (Fazi, 2015), o ciò che non conosciamo del nostro passato familiare, come ne La città di Adamo (Fazi, 2011, selezione Premio Strega).

Il protagonista del suo ultimo libro, Helmut Frida, sceglie un ritiro quasi totale a Civita di Bagnoregio: perché ha voluto raccontare una solitudine così “cercata”? cosa le interessava esplorare?
A me interessa sempre l’evoluzione dei personaggi. Helmut è un burbero artista che si ritira a vivere a Civita di Bagnoregio per assecondare la sua natura creativa e solitaria. Inizialmente crede di aver trovato un equilibrio, ma non è così, le vicende della storia lo spingono a mettersi in discussione radicalmente. Ma il suo mutamento non avviene in maniera spontanea, entra in gioco qualcosa di misterioso: una giovane ragazza che lo spia da fuori la finestra con uno sguardo ipnotico ed evanescente, come se fosse in uno stato di trance. Ogni volta che Helmut prova a raggiungerla scompare tra i vicoli del borgo. Chi è questa figura ectoplasmatica apparsa dal nulla? Una persona reale, un fantasma, una proiezione della sua fantasia?
Civita di Bagnoregio è descritta come un luogo “sospeso” e solitario. Perché ha scelto proprio questo borgo per ambientale la sua favola dark?

Civita è un antico borgo dell’alto Lazio che ha subito numerosi crolli a causa del suo terreno franoso. Per anni è stato un paese disabitato, un luogo fantasma, che grazie a una serie di consolidamenti è tornato a nuova vita diventando un piccolo gioiello urbanistico. Era il luogo ideale per ambientare la storia dai tratti dark di un artista come Helmut.
Il libro è accompagnato dalle illustrazioni di Luca Ralli. Com’è nata la vostra collaborazione? È stata un caso oppure un incontro ricercato e voluto?
L’incontro con Luca è avvenuto tramite Stefano Benni, che avevo invitato a un festival che dirigo da molti anni, l’Emporio letterario di Pienza. Luca aveva illustrato diversi libri di Benni, tra cui Pantera, che presentammo proprio in quell’edizione del festival. Rimasi molto colpito dal suo tratto stilistico, e così nacque una collaborazione per sviluppare un progetto narrativo ambientato nei borghi storici della Tuscia, che doveva prevedere anche una parte teatrale. Il progetto saltò, ma nel frattempo avevo scritto il racconto e Luca lo aveva illustrato con ventuno bellissime tavole che rendono perfettamente le atmosfere fiabesche e dark della storia. Per anni il libro è rimasto nel cassetto, ma sapevamo che prima o poi lo avremmo pubblicato. L’occasione è arrivata l’anno scorso, quando grazie a Laura Pugno sono entrato in contatto con un editore indipendente, Giulio Girondi di Oligo, che ha deciso di pubblicarlo.
Guardando al suo percorso narrativo, c’è qualcosa di nuovo in questo racconto illustrato oppure qualche vincolo che sente di più?
La principale novità è la forma narrativa, non un romanzo, ma un racconto illustrato. Il che mi ha permesso da un lato di lavorare con un bravissimo illustratore come Luca e dare concretezza visiva alla mia immaginazione tramite l’immaginazione di un altro artista; dall’altro di misurarmi con la forma breve, e dunque con la concentrazione narrativa, realizzando una struttura drammaturgica quasi aristotelica: unità di luogo (Civita), di tempo (tutto avviene in pochi giorni di un’estate), di azione (la vicenda di Helmut), pochissimi personaggi in scena.


























