Suggerito dai versi di Alda Merini:
Metterei la paura dentro
le conchiglie e il rumore
dal mare dentro i cuscini.
Nel mio cuscino non abita il mare. Al suo posto, tra le pieghe della stoffa, trovo chiodi conficcati che tentano di trafiggermi il cranio. Mi interrogo sulla logica di questa follia che mi sottrae il sonno, ma so bene di essere io stesso a forgiarli nel fuoco delle ansie quotidiane. Mi rivolto nel letto, inseguendo tra le nuvole un gregge ormai lontano, finché cedo a un torpore amaro dove le spine mi cingono la testa come una corona.
Eppure, un tempo, in quel cuscino il mare c’era davvero. Mi cullava con un ritmo costante, regalandomi sogni che al mattino lasciavano addosso il profumo della primavera.
Ora basta. Ho deciso di sradicare, come alberi malati, quei chiodi arrugginiti.
Sono tornato a cercare il mare su spiagge solitarie. Camminando sulla battigia, tra i detriti della burrasca e i tesori della marea, ho raccolto conchiglie e, con la lentezza di un rito antico, ne ho accostata una all’orecchio: l’incanto si è ripetuto. Come una melodia ancestrale, ho riascoltato la voce di un tempo lontano quando l’uomo non era neanche un pensiero perso nella nebbia.
Ne ho raccolte a dozzine, pur se spoglie di vita ma ancor piene di suoni, ed appena tornato a casa, con un gesto di lucida follia, ho svuotato il cuscino e ho riempito la federa con quel carico di madreperla.
È notte fonda. Mi sdraio vestito, abbandonando la testa su quel bizzarro giaciglio. Appena chiudo gli occhi, vengo sommerso dal fragore delle onde e nonostante la durezza della pietra, il cuscino mi appare soffice e accogliente.
Mi sento cullato come un bambino tra le braccia di una madre. Sorrido e mi lascio trascinare al largo dalla corrente del sonno ritrovato.


























