L’Unione Europea si trova sotto pressione per aumentare le spese di difesa. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di tagliare i fondi alla NATO, e la risposta dell’UE non si è fatta attendere. “Il presidente Trump ha ragione a dire che non spendiamo abbastanza in difesa. È ora di investire,” ha dichiarato Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’UE per la Politica di sicurezza.
I rischi globali secondo Kallas
Intervenendo alla Conferenza annuale dell’Agenzia europea per la difesa, Kallas ha sottolineato i pericoli rappresentati dalla Russia di Vladimir Putin e dalle minacce globali. Ha avvertito che le decisioni prese oggi si concretizzeranno solo tra qualche anno. “Non siamo ancora in guerra, ma non siamo nemmeno in pace. Dobbiamo prepararci,” ha concluso.
Obiettivo: spese per la difesa del 5-6% del PIL
Il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, ha ribadito l’urgenza di arrivare a spendere il 5-6% del PIL per la difesa nei prossimi anni, citando la possibilità di un attacco russo entro cinque anni. “Putin potrebbe non fermarsi all’Ucraina,” ha dichiarato, richiamando l’attenzione anche sulle alleanze del Cremlino, come la Corea del Nord e l’Iran.
Verso un’Europa della difesa
Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha evidenziato che 23 Stati membri della NATO spenderanno oltre il 2% del PIL in difesa. Anche Donald Tusk, premier polacco e presidente di turno dell’UE, ha sottolineato l’importanza di non risparmiare sulla sicurezza. “Se l’Europa vuole sopravvivere, deve essere armata,” ha detto durante la plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.
Maggiore cooperazione tra gli Stati membri
Kallas e Kubilius hanno concordato sulla necessità di un approccio meno frammentato per migliorare la produzione e l’acquisto nel settore della difesa. “Non abbiamo bisogno di un esercito europeo, ma di 27 eserciti in grado di collaborare efficacemente,” ha detto Kallas. Ha anche elogiato il programma Edirpa per gli appalti congiunti, che ha portato a investimenti significativi nel settore.
Le preoccupazioni sulle Big Tech
A Davos, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha aggiunto un ulteriore elemento di riflessione, parlando dei rischi democratici legati alle Big Tech. Ha denunciato il potere delle élite tecnologiche, accusandole di voler rovesciare la democrazia. “La tecnologia che doveva liberarci è diventata uno strumento di oppressione,” ha avvertito.
Un futuro incerto
La combinazione tra minacce globali, sfide economiche e i timori per la democrazia disegna un quadro preoccupante per l’Unione Europea. Tuttavia, i leader sembrano determinati a investire nella sicurezza e nella stabilità del continente.
























