Culture

Lia di Maria Cristina Russo

Una storia di donne ma non a lieto fine quella raccontata in Lia da Maria Cristina Russo, al suo primo romanzo

Una storia di donne ma non a lieto fine quella raccontata in Lia da Maria Cristina Russo

La violenza di genere

Lia di Maria Cristina Russo edito da VVIEditore è il romanzo d’esordio dell’autrice, una storia maledettamente attuale, che porta alla ribalta un tema sempre bollente: la violenza sulle donne. Questa volta, però, la storia non ha un lieto fine. L’autrice ha scelto, infatti, la strada dell’aderenza alla realtà, caricando il suo personaggio di difficoltà, illusioni e sfumature emozionali, elementi comuni nelle storie di tante donne che le hanno raccontato le proprie disavventure.

Lia di Maria Cristina Russo narra le vicende di una donna, ingiustamente vessata per 30 anni da un marito despota e violento che, divenuta vedova, si apre finalmente alla vita. Il romanzo, inoltre, è ricco di personaggi sinistri e ambigui, delineati perfettamente dall’autrice, che gravitano attorno alla vita della protagonista Lia: manager in carriera che in famiglia diventano veri e proprio mostri, professionisti vittime dei loro stessi vizi e uomini che vivono la vita al limite dell’immaginabile.  

Ringraziamo Maria Cristina Russo per la bella intervista che ci ha concessi e che ci ha permesso di affrontare un tema importantissimo, un’emorragia che non si riesce proprio ad arrestare e su cui va posta sempre la massima attenzione senza mai abbassare la guardia. 

Lia di Maria Cristina Russo

Salve Maria Cristina, per i nuovi autori che approdano sul nostro Magazine abbiamo una domanda di rito: ci racconta brevemente cosa fa nella vita e quali sono le sue passioni, a parte la scrittura ovviamente?

Innanzitutto, la vorrei ringraziare per questa intervista. Nella vita ho fatto la mamma a tempo pieno e nonostante gli sforzi fatti per portare a termine il corso di laurea in Giurisprudenza ho preferito dedicarmi ai miei figli e alla loro crescita. Una volta assolto a questo compito ho iniziato a prendere in considerazione l’ipotesi di dedicarmi alla scrittura, anche per soddisfare un mio personale bisogno di realizzazione. A parte ciò amo tutto ciò che ha a che fare con la creatività; amo fare lunghe passeggiate vicino al mare che è per me grandissima fonte di ispirazione; amo leggere naturalmente, sono una divoratrice di libri sin dall’infanzia. Sono una persona in perpetuo movimento ed evoluzione.

Lia affronta un tema maledettamente attuale. Mi è piaciuto il fatto che lei abbia scelto di concludere la sua storia con un finale non a lieto fine. Ci racconta perché?

Quando ho iniziato a scrivere Lia non avevo ancora bene in mente come si sarebbe evoluta la sua storia; come spesso accade a chi scrive, la trama prende vita piano piano e con essa entrano in scena i personaggi che la contornano. Man mano che la storia procedeva mi sono resa conto che per una donna che di esperienze di vita ne aveva poco e niente il finale doveva inevitabilmente essere “tosto” e ho preferito eludere un lieto fine che sarebbe risultato ovvio e scontato e mantenere viva la tensione su un tono narrativo il più fedele possibile a quella che è la realtà della violenza domestica. Certo ho tenuto conto del fatto che sarei potuta andare incontro alla insoddisfazione del lettore, ma è un rischio che ho voluto consapevolmente correre per mantenere fede alla mia intenzione di raccontare una storia che non fosse melensa.

Lia è il suo primo romanzo. Qual è stata la parte più difficile che ha dovuto narrare?

Sicuramente le scene di violenza, perché per quanto si tratti di una storia inventata, tuttavia la cronaca sempre più spesso di parla delle sofferenze alle quali le donne vanno incontro in questi casi e quindi è difficile non empatizzare con la vicenda che appunto ho narrato. Anche la descrizione dei personaggi maschili ha comportato una notevole difficoltà perché immedesimarsi nell’altro sesso, pensare e parlare in modalità uomo cercando di delineare una personalità che è diversa e distante da quella femminile è stata un’impresa complessa perché inevitabilmente avrei potuto incorrere in una forzatura o caricatura.

Quando ha scritto il libro, si è ispirata a qualche grande scrittore del passato oppure durante la fase creativa ha attinto ad altro?

Per quanto riguarda il costrutto narrativo ho sempre apprezzato quegli scrittori con il dono della sintesi, che hanno la capacità, con poche frasi, di rendere immediato il contatto con quella che è l’anima del libro e spero sinceramente di essere riuscita nell’intento. Ovviamente anche questa è un’arma a doppio taglio perché chi ama le descrizioni dettagliate di fatti e personaggi sicuramente troverà scarna la mia narrazione. Comunque, ho letto talmente tanto nella mia vita che alla fine è difficile dire quale è lo scrittore che mi ha influenzata di più. 

Le è piaciuta l’esperienza del romanzo? Ha intenzione di proseguire oppure Lia è stata solo una piacevole parentesi?

Avendo in precedenza pubblicato una raccolta di racconti devo dire che scrivere un romanzo è stata una bella sfida. Amo scrivere e non ho intenzione di fermarmi qui, ho già in cantiere un nuovo romanzo e mi prenderò tutto il tempo necessario per portarlo a termine facendo tesoro degli errori  che inevitabilmente si commettono quando si ha poca esperienza. 

Francesca Amore

Trapiantata a Roma per necessità ma emotivamente ancorata a Napoli, non ha mai smesso di sperare che un giorno ci ritornerà definitivamente. Laureata all?istituto Universitario Orientale in lingue slave , si occupa di traduzioni dal russo e dal polacco. Giornalista pubblicista dal 2005, è appassionata di arte e letteratura in genere, ma di quella russa in particolare. Ama scrivere sugli argomenti più disparati perché di indole curiosa.Generosa, impulsiva e sincera, non ama le persone intellettualmente disoneste, ma si sa, il mondo è bello perché è vario, ma intanto? io mi scanso.

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Francesca Amore

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