L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare i ginecologi a individuare già nelle prime settimane le gravidanze più esposte a complicazioni per la madre e il neonato. A suggerirlo è un nuovo studio multicentrico che ha analizzato i dati di oltre mezzo milione di gravidanze in Svezia, Cile e Singapore. I ricercatori hanno utilizzato modelli di machine learning capaci di elaborare i parametri raccolti nelle prime 14 settimane di gestazione. I risultati mostrano che questi sistemi possono superare, in termini di accuratezza predittiva, i tradizionali metodi utilizzati per valutare il rischio durante la gravidanza.
Come funziona l’IA per le gravidanze a rischio?
Lo studio, pubblicato sul Journal of Medical Internet Research, mostra che l’intelligenza artificiale può combinare numerose informazioni per costruire una valutazione del rischio più completa. Oltre alla tradizionale anamnesi medica, gli algoritmi prendono in considerazione fattori socio-demografici e comportamentali che i protocolli standard spesso considerano solo in parte. Questo approccio potrebbe favorire una medicina prenatale più personalizzata, permettendo ai professionisti di individuare prima le pazienti che potrebbero avere bisogno di controlli più frequenti o di interventi tempestivi.
Non esiste un algoritmo valido per tutti
I modelli hanno mostrato capacità predittive nettamente superiori rispetto ai metodi tradizionali in Svezia e Cile, mentre a Singapore hanno prodotto un miglioramento statisticamente significativo. I risultati evidenziano però anche un limite importante: un algoritmo sviluppato per una determinata popolazione non funziona necessariamente allo stesso modo in un altro contesto. Il modello utilizzato sui dati cileni, per esempio, ha mostrato una calibrazione meno precisa rispetto a quelli svedese e singaporiano. Un risultato che conferma la necessità di adattare, verificare e testare gli strumenti di intelligenza artificiale sulle specifiche popolazioni a cui vengono applicati.
Gli autori chiariscono che questi sistemi non devono sostituire il personale sanitario, ma affiancarlo nelle decisioni cliniche. L’obiettivo è fornire ai medici uno strumento in più per riconoscere tempestivamente le gravidanze che richiedono un monitoraggio più attento e intervenire, quando necessario, prima che emergano complicazioni. L’intelligenza artificiale, quindi, non entra in sala parto per sostituire il medico, ma può diventare un supporto già nelle prime fasi della gravidanza, contribuendo a migliorare la gestione della salute della madre e del nascituro.
Foto di Tuğba Kobal Yılmaz: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-senza-volto-in-piedi-bianco-15130394/























