Limitare il consumo di zuccheri durante la gravidanza e nei primi anni di vita potrebbe contribuire a ridurre il rischio di sviluppare la demenza in età avanzata e ritardarne la comparsa. È quanto suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Neurology e coordinato da Jiazhen Zheng della Hong Kong University of Science and Technology di Guangzhou.
La ricerca ha analizzato i dati di oltre 64 mila persone nate nel Regno Unito prima e dopo il periodo di razionamento dello zucchero introdotto nel secondo dopoguerra, sfruttando questo evento storico come un vero e proprio “esperimento naturale” per valutare gli effetti di una ridotta esposizione agli zuccheri nelle prime fasi della vita.
Demenza: lo studio nel Regno Unito
Il razionamento dello zucchero, terminato nel 1953, ha permesso ai ricercatori di confrontare individui esposti a una dieta con meno zuccheri durante la gravidanza e nei primi uno o due anni di vita con persone nate successivamente, quando le limitazioni erano state eliminate.
A partire da un’età media di 55 anni, i partecipanti sono seguiti per circa 15 anni attraverso le cartelle cliniche, monitorando l’eventuale comparsa della demenza. Tra coloro che erano esposti al razionamento durante la gravidanza e il primo anno di vita sono registrati 388 casi di demenza su 15.025 persone. I casi sono stati 456 su 15.256 tra chi aveva vissuto il razionamento fino ai due anni di età, mentre nel gruppo nato dopo la fine delle restrizioni si sono verificati 504 casi su 23.774 partecipanti.
Dopo aver corretto i dati per fattori come età, sesso, ipertensione e diabete, gli studiosi hanno osservato che una minore esposizione agli zuccheri durante la gravidanza e il primo anno di vita era associata a una riduzione del 21% del rischio di demenza. La diminuzione raggiungeva il 23% per chi aveva seguito una dieta povera di zuccheri fino ai due anni di età.
Effetti anche sulla salute del cervello
Lo studio evidenzia inoltre che, tra le persone con una minore esposizione precoce agli zuccheri, la comparsa della demenza avveniva mediamente 2,6 anni più tardi rispetto agli altri partecipanti.
In un sottogruppo sottoposto a risonanza magnetica cerebrale, i ricercatori hanno rilevato anche un maggiore volume della sostanza grigia e una minore presenza di iperintensità della sostanza bianca, alterazioni considerate un indicatore di danno del tessuto cerebrale.
I possibili benefici di una dieta con meno zuccheri
“I nostri risultati suggeriscono che limitare il consumo di zuccheri nelle primissime fasi della vita potrebbe avere effetti benefici a lungo termine sulla salute del cervello”, ha dichiarato Jiazhen Zheng. Secondo il ricercatore, una riduzione degli zuccheri aggiunti durante la gravidanza e la prima infanzia potrebbe rappresentare una strategia utile per diminuire il rischio di demenza molti decenni dopo.
Gli autori invitano comunque alla cautela nell’interpretazione dei risultati. Trattandosi di uno studio osservazionale, infatti, la ricerca evidenzia una significativa associazione tra una minore esposizione agli zuccheri nei primi anni di vita e un rischio inferiore di demenza, ma non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto. Saranno quindi necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi biologici coinvolti e valutare il potenziale impatto di queste evidenze sulle future politiche di prevenzione e salute pubblica.
Foto di Nataliya Vaitkevich: https://www.pexels.com/it-it/foto/tazza-zucchero-dolci-cubi-6940868/


























