Le aziende familiari rappresentano il 61% delle realtà attive nel Mezzogiorno, circa 217 mila in totale. Dal punto di vista settoriale si concentrano nell’industria manifatturiera, nel commercio all’ingrosso, nelle industrie alimentari, nelle industrie tessili e nel settore alloggio e ristorazione. Le aziende familiari impiegano il 33% della forza lavoro complessiva nel Mezzogiorno, con circa 2,5 milioni di occupati in totale. Nell’80% dei casi, due generazioni sono impegnate insieme nella guida dell’azienda, in vista di una transizione che si realizzerà consegnando la leadership aziendale, nel 69% dei casi, ai membri familiari.
Sono queste alcune delle evidenze che emergono dal primo report FLAG sulle imprese familiari del Mezzogiorno, realizzato da Deloitte Private con il Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” ed il Dipartimento di Economia e Finanza dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e condotto su 128 aziende familiari in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Valorizzare il territorio per preservare il valore civico
Il legame con il territorio riveste un ruolo cruciale per queste aziende sotto molteplici aspetti. Dall’analisi condotta emerge quanto tale rapporto sia ritenuto essenziale per la reputazione della famiglia (97%), la reputazione aziendale (94%), la strategia aziendale (88%) e la sopravvivenza stessa dell’azienda (79%). Nello specifico, le aziende familiari del panel producono prevalentemente entro i confini del Mezzogiorno (71% dei casi), che si afferma come principale polo produttivo. Tuttavia, quando si tratta di individuare mercati in cui operare, le aziende del Sud Italia si dimostrano abbastanza dinamiche, con il 55% che opera in tutta Italia e il 45% che opera sia in Italia sia all’estero.
Queste scelte sottolineano l’importanza di un’economia che reinveste nel contesto locale, contribuendo così al rafforzamento del patrimonio e alla generazione di valore condiviso con la comunità. Circa metà delle aziende intervistate scelgono di destinare tra il 40% e il 50% dei propri ricavi alle risorse locali, con un 19% di imprese che supera addirittura il 50%. Circa la metà degli intervistati preferisce l’utilizzo di fornitori locali per una percentuale compresa tra il 30% e il 50%, mentre il 14% delle imprese sceglie oltre il 50% dei propri fornitori tra quelli locali. Infine, per 3 aziende su 5 più della metà dei propri dipendenti proviene dal territorio, mentre nessuna delle aziende impiega meno del 10% di forza lavoro locale, dimostrando così un forte legame con la comunità attraverso la valorizzazione delle risorse umane del Mezzogiorno.
L’evoluzione della governance
L’analisi della proprietà familiare evidenzia una netta prevalenza di aziende integralmente possedute dalla medesima famiglia. Ad esempio, il 55% delle aziende del campione presenta una proprietà familiare tra il 91% e il 100%. I dati raccolti denotano quindi un solido controllo familiare. Tuttavia, nelle aziende dove c’è la volontà di aprire il capitale a soci e investitori non familiari, partecipano alla proprietà investitori non professionali nel 41% dei casi ed investitori professionali nel 5% dei casi.
Sotto il profilo della governance, la presenza di un Consiglio di Amministrazione (CdA) si riscontra nel 62% delle aziende intervistate. La composizione media è di 5 membri, di cui 3 sono membri della famiglia controllante e 2 sono esterni. Invece, nel Top Management Team, su un totale di 9 membri, i non familiari salgono in media a 6, mentre quelli familiari restano 3.
I dati evidenziano che le aziende familiari intervistate adottano una serie di meccanismi formali propri della governance familiare. Tra questi, il più diffuso è il patto di famiglia, istituito dal 20% delle aziende intervistate, per regolamentare la continuità generazionale e definire i rapporti tra i membri familiari. Altri strumenti includono i consigli di famiglia (13% delle aziende), istituiti per discutere questioni strategiche e preservare l’armonia familiare; gli accordi di famiglia (4%), volti a disciplinare la gestione della proprietà e la governance; i comitati familiari (3%), che integrano l’azione di soci e manager per favorire il coordinamento strategico.
Il passaggio generazionale e le nuove sfide nelle aziende familiari del Mezzogiorno
Le aziende familiari del Mezzogiorno si contraddistinguono per una prevalenza di leader familiari appartenenti alla seconda generazione (58%). Inoltre, l’80% degli intervistati indica che sono due le generazioni attivamente impegnate nella gestione, evidenziando un passaggio graduale della leadership oppure una coesistenza di responsabilità tra membri di entrambe le generazioni.
Le famiglie imprenditoriali pongono attenzione alla questione del passaggio generazionale e infatti quasi l’85% delle aziende dichiara di disporre di un piano di successione già formalizzato, di cui il 69% prevede un passaggio della leadership esclusivamente all’interno della famiglia, il 13% considera il supporto di consulenti esterni, il 12% coinvolge manager esterni alla famiglia e il restante 6% valuta congiuntamente queste opzioni.
Il cambiamento nelle relazioni familiari è ritenuto la principale minaccia per le aziende (59%), indicativo di conflitti generazionali o del ritiro di membri chiave che possono compromettere la continuità del business. Inoltre, per il 45% delle aziende intervistate, una minaccia rilevante è la carenza di competenze nelle nuove generazioni in quanto la difficoltà nel trasferire conoscenze e competenze può indebolire la competitività aziendale nel lungo periodo.
























