Un ampio studio internazionale, che ha coinvolto anche l’Università Statale di Milano, l’Irccs Istituto Auxologico Italiano e il Centro Dino Ferrari, ha identificato nuove varianti genetiche rare potenzialmente collegate a un aumento del rischio di sviluppare la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature Genetics.
Il peso della genetica nella SLA
La SLA è una malattia che può presentare una componente genetica significativa. In molti casi, infatti, il rischio di insorgenza sembra essere influenzato da varianti genetiche rare, che però non sempre determinano in modo diretto lo sviluppo della patologia.
Un’analisi su larga scala dei dati genetici
Per approfondire il ruolo di queste varianti, i ricercatori hanno esaminato uno dei più vasti database di sequenziamento dell’esoma disponibili. Lo studio ha incluso 13.138 persone affette da SLA e 69.775 soggetti di controllo, seguiti da un’ulteriore fase di validazione su 4.781 pazienti e 130.928 controlli.
La ricerca nasce dalla collaborazione tra numerosi gruppi internazionali. Tra i protagonisti italiani figurano Vincenzo Silani e Nicola Ticozzi, entrambi del Centro Dino Ferrari. Come sottolineato da Ticozzi, l’analisi integrata dei dati provenienti da 22 diverse coorti ha consentito di ottenere risultati solidi e confrontabili.
Geni già noti e nuove scoperte
I risultati confermano in gran parte le conoscenze già acquisite sulla genetica della SLA, ma introducono anche nuovi possibili geni associati alla malattia. In particolare, i geni YKT6 e ARPP21 mostrano associazioni significative sia nella fase iniziale sia in quella di conferma dello studio. Altri geni, come KNTC1, HTR3C e GBGT1, emergono come candidati promettenti, anche se necessitano di ulteriori approfondimenti.
Nuovi scenari sui meccanismi biologici
Secondo Silani, l’analisi suggerisce anche un possibile coinvolgimento di geni legati ai processi di splicing dell’RNA. Inoltre, sono stati individuati geni candidati – tra cui CAPN2, UNC13C, KIF4A e TTC3 – che presentano caratteristiche simili a quelle di geni già noti nella SLA. Queste evidenze contribuiscono a chiarire meglio i meccanismi biologici alla base della malattia, anche se al momento non si traducono in applicazioni cliniche immediate.
Nel complesso, lo studio rafforza l’idea che la SLA sia una patologia geneticamente complessa, determinata dall’interazione di molteplici fattori. La collaborazione internazionale su larga scala si conferma quindi essenziale per migliorare la comprensione della malattia e, nel lungo periodo, per aprire la strada a nuove strategie diagnostiche e terapeutiche.
Foto di Mikhail Nilov: https://www.pexels.com/it-it/foto/ricerca-scienza-microbiologia-microscopio-8851556/


























