“Ultimi giorni di settembre del 1943, gli americani sono alle porte di Napoli, tutta la città è in rivolta, i napoletani stanchi per la fame, per le bombe degli alleati, per gli abusi ed i soprusi dei fascisti e dei tedeschi hanno alzato la testa. Dopo quattro giorni i tedeschi hanno deciso per la fuga con al seguito tanti fascisti napoletani. In quei giorni ammazzare una persona è facilissimo, i tedeschi rastrellano la città a caccia di volontari per il lavoro obbligatorio e sparano su chi scappa via. Non si rastrellano solo persone, ma si ruba: i fascisti in fuga non vogliono andarsene soltanto con gli abiti che hanno indosso ed allora si apre la caccia agli oggetti preziosi della città.
La sera prima, di comune accordo, i ferrovieri hanno fatto sparire tutte le locomotive funzionanti per evitare che partissero i carri merci con i rastrellati per il lavoro obbligatorio. Le hanno portate tutte attraverso il tronchino di collegamento con il porto in un capannone abbandonato dal tempo dell’incendio della Caterina Costa. Sul piazzale hanno lasciato solo una piccola macchina per la manovra e i locomotori elettrici di fatto inutilizzabili. La linea elettrica sia verso Roma che verso Foggia è interrotta. Papà è in servizio di notte a Napoli Smistamento.
All’inizio del turno è arrivata una pattuglia tedesca e ha costretto, sotto minaccia delle armi, a cedere il controllo dell’intero piazzale, mentre tutto il personale in servizio è stato rinchiuso nel deposito delle riparazioni.
Per tutta la notte dal varco su via Gianturco sono entrati numerosi camion militari, hanno scaricato casse e le hanno caricate sui carri merci in sosta nel piazzale. Per tutta la notte la piccola macchina di manovra è andata su e giù nel piazzale, condotta da Michele Landolfo, uno dei rari macchinisti in camicia nera, tra l’altro tenuto all’oscuro dell’operazione occultamento. È l’alba, è stato completato il carico e nel piazzale è stato composto un lungo convoglio, pronto a partire, in testa un carro a pianale dove hanno preso posto in buon ordine una pattuglia di paracadutisti armati di tutto punto, insieme ad una pattuglia di Camicie Nere che, per l’occasione, hanno tirato fuori dagli armadi le divise in quei giorni tenute ben nascoste; subito dopo una carrozza pullman, quella dei treni di lusso, poi dodici carri merci.
Il capitano dei paracadutisti Manfred Breinstetter apre la porta del deposito ed con tono autoritario: “Chi è il capostazione in servizio?” Papà si calca sulla fronte il berretto della divisa e con tono altrettanto deciso:”Sono io, mi presento Giuseppe Abbate, capostazione di Prima Classe. Capitano, cosa vuole?”
Il capitano risponde: “Capo Abbate, deve far partire quel treno pronto nel piazzale. È una questione di importanza strategica per le forze armate germaniche.”Papà sempre con tono deciso: “Signor capitano, forse non sa che io non dipendo dalle forze armate germaniche; comunque a quel treno a cui tiene tanto per partire serve una locomotiva e, come ha potuto notare, nel piazzale c’è solo la macchina di manovra. Senza considerare che per autorizzare la partenza è necessario che sia
dichiarato il contenuto del carico di ogni carro ed il percorso del convoglio. È il nostro regolamento inderogabile.”Il capitano resta in silenzio, è stupito dalla reazione di quel piccolo capostazione, per nulla intimidito dalla presenza delle armi. Sta tirando fuori la pistola dalla fondina, ma, in quel momento, dalla porta aperta entra il dottor Pisaturo il capo del Personale del Compartimento di Napoli, che indossa una divisa tedesca. Con la voce rauca Pisaturo frena il tedesco: “Capitano, calma! ” Poi si avvicina sorridendo a Papà gli prende la mano e con tono mellifluo: “Abbate, non fare l’eroe, non ne vale la pena, è finito tutto.
Da voi arrivano i liberatori, noi stiamo scappando, faccene andare via. Mi hai riconosciuto, vero? Sono il tuo capo del personale, qui non ci posso restare più. Mi sono fatti troppi nemici, l’unica scelta possibile per me è andare al Nord. Ora tirate fuori una cazzo di locomotiva, questi i tedeschi non sono dolci di sale. Mi hanno detto che, se il treno non parte, fucilano un ferroviere ogni dieci minuti. E non fare il pignolo con il carico dei carri e con il percorso del convoglio. I carri contengono derrate alimentari, mobili e collettame vario. Il percorso è la linea verso Foggia, da lì si passa ancora, salvo bombardamenti a Benevento. Questo ti basta ed avanza.”
Papà resta senza parole, molti dei presenti hanno ascoltato e danno un silenzioso cenno di assenso. Sa bene come regolarsi , si avvicina ad uno dei macchinisti di fiducia: Vai al deposito, prendi la 683 a turbina e agganciala in testa al treno. E se ne vadano a fare in culo i tedeschi e ste merde dei fascisti. Il macchinista annuisce e con la macchina di manovra raggiunge il deposito, tira fuori la 683 a turbina e l’aggancia al treno. Mentre accade tutto questo Papà esce sul piazzale e ispeziona i vagoni, vuol vedere cosa stanno portando via. Soltanto l’ultimo carro è pieno di derrate, gli altri contengono quadri, strumenti musicali, mobili di lusso, cassette metalliche che di certo contengono gioielli e preziosi.
Altro che importanza strategica per il valoroso esercito tedesco, questi sono solo volgari mariuoli. Torna al deposito e firma tutto quello che c’è da firmare per il treno straordinario militare n.200 guidato dal Macchinista Michele Landolfo. Esce sul piazzale con la paletta e con il fischietto per dare la partenza a quel fottutissimo treno di mariuoli. Prima di alzare la paletta e fischiare sussurra tra se “Tanto con la 683 a turbina non arrivano a Benevento. Ci hanno rifilato questo bidone per farlo provare, ma dopo 50/60 km salta tutto e resteranno bloccati in mezzo alla campagna di Telese ben visibili agli arei alleati. Buon viaggio dottor Pisaturo e Capitano Breinstetter e meccanico Landolfo”
Alza la paletta, fischia e da voce:Straordinario 200 Vai!

























