I versi che state leggendo in questo fine settimana, sono ispirati nuovamente da un gioco di scrittura dal titolo: Parole regalate
Parole regalate – Nona parte
I racconti e i versi che state leggendo in questo fine settimana, sono ispirati nuovamente da un gioco di scrittura, pensato per l’estate, dal titolo: Parole regalate.
Le parole di questa settimana sono scelte da Roberto Marzano: languori, pudore, sensi, angoli, tegole, abitudini e incantati.
Negli angoli incantati delle abitudini trovo ancora i sensi del tuo pudore. Mi offri con tenerezza i languori del tuo corpo, ma io ho solo mille tegole da mal di testa!
“Spesso ho dei languori particolari, ho pudore a dirlo, è come se i miei sensi fossero tutti acuiti, accentuati e tendessero solo a uno scopo.(parola terribilmente adatta!)
I pensieri sembrano incantati in un turbinio di occhi, mani, corpi, già corpi.
Sì dottore, perché sempre di parecchi corpi si tratta.”
“Non mi chiami dottore, mi chiami Luigi.”
“Tutti i suoi pazienti le danno del tu o lo sta facendo con me perche sono una bella ragazza?”
“Laura non essere seduttiva con me, complichi le cose!”
Una profonda tristezza investì la donna.
“Mi scusi.”
“No, non devi scusarti di essere te stessa, dai continua a raccontare.”
“No!”
“No?”
“Non voglio raccontare più, a che serve, tanto sono sempre triste.
Le tegole del tetto sono tutte rotte.”
“Io potrei essere l’operaio che ti aiuta nella ricostruzione del tetto, che dici?”
“Le vecchie abitudini sono difficili a morire e io sono abituata a stare nell’angolo del perdente, da sola.”
Non c’è nulla di male a perdere, non vuol dire che sei debole, ma che il tuo avversario è più forte.”
Il dottore sorrise.
“Allora, allenatore, operaio, mi devo dare da fare con te!”
“Sei divertente dottore, mi farò aiutare, intanto mi hai già aiutato.”
“Davvero?”
“Sì, ho inserito tutte e sette le parole.”
”Ma di quali parole parli?”
Il dottore pensò che questa paziente le avrebbe dato filo da torcere.
Laura sorrise.
Languori di stomaco. Potrei perdere i sensi se non fosse per un pacchetto di salatini che mi aspetta sul tavolo della cucina. Sì, sono a dieta, l’organismo non si è ancora piegato ai nuovi ritmi, le abitudini sono presenti come nemmeno uno stalker saprebbe fare. E fosse l’unica tegola caduta sulla mia testa! Con occhi incantati guardo la pila di libri sulla mensola della stanza e mi dico ‘Ho fatto proprio degli ottimi acquisti’. Certo, ho speso un bel po’e mi ritrovo col solito problema di trovargli una collocazione decente. Non in cucina, di certo!’ Non finisco in tempo la mia riflessione che buona parte di questi capolavori mi cadono dritti sulla testa. Un dolore! Il dolore della cultura che non lascio trasparire più di tanto per pudore. Forse, per il pudore della cultura. Tegole, quindi. D’altronde, messi a casaccio in orizzontale, in verticale, infilati persino negli angoli in attesa di una degna sistemazione non poteva che succedermi quello che è successo.
Sono troppo acculturata, il mio difetto.
Lo sguardo fisso sulle tegole dell’accogliente pergolato della terrazza vista golfo.
I languori di stomaco già sollecitavano da un po’ quello dei cinque sensi che permette di percepire i sapori dei cibi e delle bevande.
Non era ancora l’ora concordata per la cena di fine estate.
Seduto sul piccolo e comodo divano cadde in una specie di trance.
Gli scorrevano davanti le scene di una cena tenutasi, secoli prima, probabilmente nello stesso scenario.
Più si perdeva in quelle scene, più articolava una sua idea.
Pensando a ieri, notava come, oggi, la “ignobilitas” fosse diventata la “nobilitas”.
Non riuscì ad andare oltre nell’elaborazione del pensiero. Fu distratto dall’arrivo degli altri commensali.
In quello stesso istante, scrutando ancora una volta quegli angoli incantati della costa, decise che per l’occasione, lontano dalle sue abitudini, avrebbe perso ogni pudore.
Si sentiva un invitato alla cena di Trimalcione.
In quella casa c’era nata e prima di lei i suoi genitori ed anche i nonni e i bisnonni, intere generazioni che avevano preso possesso di quella casa senza mai abbandonarla perché lì c’era tutto quello di cui avevano bisogno. Per lei quello era il paradiso, e benché ne conoscesse tutti gli angoli ancora le piaceva andarsene in giro seguendo le abitudini che le erano state trasmesse e che le facevano trascorrere l’estate nel sottotetto al riparo delle tegole e la stagione fredda nella cantina, dove c’era una temperatura perfetta. In questi posti rilassava i suoi sensi e dava libero sfogo ai pensieri e alle ardite fantasie altrimenti frenate da quel pudore che i genitori le avevano trasmesso riguardo ai misteri della vita. In quei momenti avvertiva strani languori che lei, ancora troppo giovane, non riusciva a comprendere fino in fondo ma di certo il pensiero di un lui fortemente la turbava. Quei momenti incantati presto finivano ed il richiamo della fame la riportava alla realtà. Ormai fuori era buio e la casa sprofondava nel silenzio. Era l’occasione aspettata per andare in giro alla ricerca di quelle briciole che con generosità gli abitanti grandi lasciavano cadere sul pavimento preferendo poi rimandare le pulizie al giorno successivo. Alle prime luci del nuovo giorno era necessario sparire e nascondersi perché se gli umani ne avvertivano la presenza sarebbero sopraggiunti momenti duri che potevano portare alla rapida fine della intera stirpe. E poi c’era quel lui che sempre più le faceva vibrare le antenne con i suoi feromoni, forse cominciava a sbocciare un amore, perché, per chi non lo sapesse, anche gli scarafaggi, nel loro piccolo, sanno amare.
Holly Wood e Doug Jones, negli angoli più reconditi, nel fondo del fondo del loro animo, coltivavano la convinzione che non fossero le difficoltà del cammino a fare male ai piedi ma il sassolino che hai nella scarpa. Fu così che, parcheggiato il malandato pick-up di father Jones lungo un’assolata street della periferia di Los Angeles, entrarono in uno di quei mini-market americani dove vendono di tutto e acquistarono carta, busta e francobollo. Conoscendo le proprie abitudini, contavano sul fatto che dal fondo del fondo delle tasche delle salopettes, una penna sarebbe saltata fuori.
Ora…pardon, now! Se c’è una cosa di Holly Wood e Doug Jones che dovete preliminarmente sapere è che Holly Wood e Doug Jones odiavano i supereroi – Superman più di tutti…lui e quel suo improponibile “più veloce della luce” – e amavano i Peanuts – Charlie Brown e Snoopy, specialmente -, tanto che, infilatisi in uno di quei lunghi e stretti bar americani, ordinarono due orzate e si misero all’opera ben decisi a toglierselo dalla shoe, quel sassolino.
Caro Sal,
…
…caro Sal,
… indiscutibilmente incantati dalla sua performance, è con pudore, timore e tremore che ci rivolgiamo a lei onde esporle alcune nostre perplessità.
Per quanto non ci sia ancora ben chiaro se lei ci fosse o ci facesse, le vogliamo innanzitutto assicurare che anche noi facevamo il tifo per lei e il suo amicone Sonny: Attica! Attica!! – esageriamo – !!!
Potendo noi contare su una certa familiarità
col parco di Yellowstone, giuriamo e spergiuriamo che noi stavamo con Yoghi e Bubu, mica con i Rangers…non essendo nemmeno noi, propriamente, quattro stinchi di santi.
Cioè.. come dire…noio volevan savuar i motivi,
le ragioni della sua…della sua poca considerazione del Wyoming. Ecco sì, diciamo pure “poca considerazione” ma sempre con pudore, timore e tremore, umilmente e con la faccia sotto i piedi, volevamo solo farle notare che il Wyoming non è uno stato estero come lei ebbe a dire ma ai sensi della costituzione, uno stato della confederazione americana a tutti gli effetti come un Vermont qualsiasi, un Idaho, un North or South Dakota.
Bene…pardon, well! Questo è quanto ci tenevamo a dirle ma con il salutarla cordialmente, vogliamo solo aggiungere quanto ci dispiacque per quella brutta tegola che le capitò giusto in mezzo alla fronte…eh sì, proprio un gran brutto pomeriggio, that afternoon…
Con stima, love e simpatia
Holly Wood
Doug Jones
Holly Wood e Doug Jones ristettero; accese una Lucky Strike lei, una Gitanes senza filtro, lui. Certi languori si erano fatti strada nei loro stomaci. Ordinarono due toasts senza mostarda con cheese fuso e bacon con due Budweiser alla spina corrette anisette.
Quindi sigillarono la busta e affrancarono.
FOR MR JOHN CAZALE
HOLLYWOOD HILL LOS ANGELES CALIFORNIA
USA
* Si veda la puntata precedente
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