I racconti e i versi che state leggendo in questo fine settimana, sono ispirati nuovamente da un gioco di scrittura, pensato per l’estate, dal titolo: Parole regalate.
Le parole di questa settimana sono scelte da Susanna Albertini: spezie, legno, rughe, silenzio, furto, blu, campane.
Poesia di Leo Vale – Marco Ferrari
Sono spezie nel mio legno
queste rughe di silenzio.
Come un furto in cielo, al blu
di campane, un don a morto
Poesia di Letizia Zito
Mi specchio
in religioso silenzio
niente rughe
ancora mi beo
dei doni di madre natura
sembra che abbia rubato
l’istante perfetto
qualche Dio geloso
sì accorgerà del furto.
In un giorno
forse vicino
tra mille sfumature
di blu
magari un mattino
avvolgendo il mio corpo
con note di spezie
di legno, di mirto e di vino.
Quel giorno il silenzio
verrà interrotto dalle campane,
annunceranno
l’inizio del declino
sorriderò comunque
e accetterò ogni segnale
che dirà
“Il dono si comincia a sfaldare!”
Un furto di blu – Rossana Rachele Medici
Nel vecchio macinacaffè di legno,
un vago sentore d’ombre,
di mattini dimenticati:
l’infanzia,
racchiusa nelle vestigia accatastate
in cantina,
si offre al tempo della memoria
senza una vera storia,
solo attraverso il rammarico di sguardo –
erano più blu,
i cieli in cui tu sorridevi,
sgranando grani di rosario
prima dei grani
dell’ultimo rito del giorno:
preparare il caffè
per il ritorno ,
per un nuovo sole acceso –
ora che le mie rughe
riecheggiano le tue
e mi trovo così diversa –
improvvisamente,
somiglio all’altra nonna –
e non bevo quasi più caffè –
le campane
scandiscono ancora le ore del giorno,
della somma dei giorni di silenzio
apparente
che ci separano –
ed echeggia, nella mia sera,
l’odore pungente delle spezie –
il giallo del curry mi accompagna,
memoria del sole perduto,
di quell’equatore sceso oltre gli orizzonti
che ancora è casa –
accompagnato da quello, mediterraneo,
del basilico –
il mare della Liguria
rinnovato nel desiderio
splendente del verde –
e anche io raccolgo fotografie
debitamente incorniciate,
rammento
ogni tua scheggia d’amore
e a quel sole mi scaldo:
è stato
un furto di blu,
un furto di cielo
ma ho imparato –
è così, la vita (dicevi) –
lasciare una traccia d’amore
che sappia del sole
e un profumo
che sappia del mare di bene –
ho imparato
e ritorno allora al caffè,
nelle tue tazze di porcellana buona,
per un abbraccio
che sempre, da allora,
mi è mancato –
ricordare fa male –
è stato
solo un piccolo furto di blu,
un peccato veniale –
non ricordare fa male –
amare nel blu.
Poesia di Salvatore Corciuolo
Il silenzio si è fatto legno,
legno che custodisce
il furto del tempo.
Un odore di spezie d’oriente
tinge l’aria di un blu irreale,
e le campane, ormai,
sono solo rughe nel cielo:
non suonano mai
se non per dire
che è tardi, sempre tardi.
Domenica solitaria – di Vania Lauri
Il naso schiacciato
contro il vetro della bottega
di una domenica solitaria.
Il concerto di vasi in ceramica blu,
allineati su scaffali di legno intarsiati,
diffonde effluvi di spezie d’oriente.
Immagino cannella, cardamomo, chiodi di garofano
gareggiare in intensità di aromi.
È festa
Il silenzio del negozio
s’infrange col rintocco lieto delle campane
Lo scintillio delle giostre paesane
addensa le mie rughe
ed è furto di sogni infranti.
Poesia di Edoardo Ancona
Troppo silenzio
in questo risveglio
lo specchio impetuoso
riflette solo le rughe
un segno o un furto
di un’esistenza anonima.
Rinnego questa immagine distorta,
indosserò un’altra maschera
un pesante trucco da teatro,
sarò attore e comparsa.
Spezzerò il legno
delle mie stampelle mentali
mi vestirò di blu
e profumato di spezie
seguirò
il suono delle campane.
Quando nel silenzio della notte – di Gabriella Raimondi
il profumo di spezie d’oriente invase l’aria
la voce del muezzin si perse nel blu
prima che le stelle punteggiassero il cielo di diamanti.
E mentre allo specchio guardavo il mio volto
antico come legno solcato da rughe
mi tornò alla mente un suono di campane lontane
ormai mischiato a quello di un anti furto stonato.
La promessa – di Angela Acquaviva
Che mi succede stamane?
Mentre ho tese le orecchie
al suono delle CAMPANE,
sul buffet gli occhi ho per caso puntati
alla scatola di LEGNO BLU
che mi portasti tu
tempo fa da Istanbul.
Era piena di inebrianti SPEZIE.
Che strano!
All’improvviso risento la tua voce
a tratti rotta dall’emozione
nel parteciparmi lo stupore e l’incanto
provati in special modo
nella Sultanahmet Camii
e nel Misir Çarşisi.
In quel piccolo scrigno
ne custodisti per me
colore e fragranza
aggiungendo la promessa
di ritornarci insieme a breve.
Mai fare però i conti senza l’oste!
La malandrina morte infatti
il prezioso FURTO compì a sorpresa:
ti sottrasse a me con tutta l’attesa.
Ora ho il viso solcato
da profonde RUGHE
e sto in compagnia del SILENZIO
sempre più schiacciante.
A nulla serve ormai mettermi in viaggio.
Tre grane di Ginepro – di Anna Maria Grillo
Il silenzio
(s)cava nel legno,
si in-ceppa.
Nasconde
le piaghe vaghe
del tempo-
le rughe di una voce
che non trova pace.
Suoni piegati,
sfuggenti
a mani increspate
al domani.
Sorde le campane,
al mutare del vento.
Sento il profumo,
scandito
dal furto del tempo-
l’attesa è spazio
tra le spezie-
tra grani di ginepro,
il suono è infinito,
il cielo
sempre più blu























