Intervenire precocemente sui livelli elevati di zucchero nel sangue — la condizione nota come prediabete — attraverso cambiamenti nello stile di vita potrebbe non solo ridurre drasticamente il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, ma anche abbattere in modo significativo l’impatto ambientale legato alle cure. Secondo uno studio di modellizzazione pubblicato sulla rivista BMJ Open, un’efficace prevenzione potrebbe diminuire di oltre la metà l’impronta di carbonio complessiva della malattia, mentre una buona gestione dei pazienti già diagnosticati permetterebbe un taglio delle emissioni di gas serra pari al 21%.
Nel 2021 il diabete colpiva 537 milioni di adulti nel mondo e le proiezioni indicano che entro il 2045 il numero potrebbe salire a 783 milioni, di cui oltre 4 milioni nel Regno Unito. Nello stesso anno, la patologia e le sue complicanze hanno causato circa 6,7 milioni di decessi a livello globale, 140 mila dei quali nel Regno Unito. L’impatto economico è altrettanto rilevante: nel periodo 2021-2022 il Servizio sanitario britannico (NHS) ha speso circa 14 miliardi di sterline per affrontare la malattia. Nonostante le linee guida cliniche consolidate, più di un terzo delle persone con diabete di tipo 2 in Inghilterra e Galles non raggiunge i valori raccomandati di emoglobina glicata (HbA1c).
Il peso ambientale della malattia
Se molti studi hanno analizzato i costi economici e i benefici clinici delle terapie, pochi si sono concentrati sull’impatto ambientale dell’assistenza sanitaria, misurato in emissioni di gas serra — di cui la CO₂ rappresenta circa tre quarti. Nel 2019 l’impronta carbonica annuale dell’NHS inglese era stimata in circa 25 megatonnellate di CO₂ equivalente, pari a circa il 4% delle emissioni nazionali. L’obiettivo dell’ente è arrivare a emissioni nette zero entro il 2040, con una riduzione dell’80% già nel periodo 2028-2032.
In questo contesto, i ricercatori hanno integrato un modulo ambientale nei dati IQVIA sul diabete per valutare come la prevenzione del prediabete e il controllo efficace del diabete di tipo 2 possano influenzare le emissioni lungo l’arco della vita dei pazienti.
Gli scenari analizzati
Lo studio ha preso in esame due situazioni ipotetiche: la prevenzione della progressione dal prediabete al diabete tramite dieta ed esercizio fisico negli over 40, confrontata con l’evoluzione naturale della malattia; e il confronto tra un diabete di tipo 2 ben controllato con i farmaci e uno scarsamente gestito in persone di almeno 54 anni. Le emissioni sono state stimate considerando l’uso dei farmaci, le complicanze previste — cardiovascolari, renali e oculari — e gli spostamenti necessari per le cure.
I vantaggi della prevenzione
Secondo le simulazioni, evitare che il prediabete evolva in diabete permetterebbe di guadagnare in media sei anni di vita. I soggetti che restavano in fase prediabetica mostravano inoltre un numero molto inferiore di complicanze nel corso della vita, soprattutto a carico dei reni e degli occhi. Le malattie cardiovascolari risultavano leggermente più frequenti, un effetto attribuito all’aumento dei rischi legati all’età.
Dal punto di vista ambientale, l’assistenza a persone che non sviluppavano il diabete produceva il 67% di emissioni in meno rispetto alla progressione naturale della patologia. Il calo era dovuto soprattutto alla ridotta necessità di trattare le complicanze e alla mancata assunzione di farmaci specifici per il diabete di tipo 2.
Quando il diabete è sotto controllo
Anche nei pazienti già diagnosticati, una gestione efficace della malattia comportava benefici rilevanti: circa due anni di vita in più e una riduzione delle emissioni di CO₂ equivalente del 21% rispetto a un diabete non controllato, persino in presenza di un ritardo iniziale nelle cure. Ancora una volta, la diminuzione dell’impatto ambientale era legata principalmente alla prevenzione delle complicanze più gravi.
Foto di Pavel Danilyuk: https://www.pexels.com/it-it/foto/documenti-diabete-glucometro-avvicinamento-7653093/


























