In Russia, nel maggio scorso, nell’ambito del “Salone Internazionale del Libro” di San Pietroburgo gli organizzatori del Salone hanno pensato bene, per invogliare la gente ad avvicinarsi alla poesia o semplicemente per riviverla, di allestire in via Malaya Sadovaya, alcune cabine telefoniche, quelle del tipo che avevamo anche noi in Italia: insomma, telefoni della poesia. Come funziona la cosa? Si digita un numero, si alza la cornetta come per fare una semplice telefonata e, anziché di ascoltare dall’altro capo la voce di chi avete chiamato, si ascoltano i versi dei poeti russi del XX secolo. “Pronto”? “Risponde Majakovskij”. O Anna Akhmatova, Esenin e tanti altri.
Alzare la cornetta e ascoltare una poesia di Majakovskij, Anna Akhmatova, Esenin non è una cosa di tutti i giorni. Ora, immaginiamo che l’iniziativa russa venga proposta anche a Napoli o in qualche altra città, installando le famose cabine telefoniche in diversi luoghi. Pensate che avrebbe lo stesso successo? Pensate che una poesia di Giuseppe Ungaretti («Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro // Di tanti / che mi corrispondevano / non è rimasto / neppure tanto // Ma nel cuore /nessuna croce manca / È il mio cuore / il paese più straziato», San Martino del Carso), di Aldo Palazzeschi («Chi sono? / Son forse un poeta? / No certo. / Non scrive che una parola, ben strana, / la penna dell’anima mia: / follìa. / Son dunque un pittore? / Neanche. / Non à che un colore / la tavolozza dell’anima mia: / malinconia. / Un musico allora? / Nemmeno. / Non c’è che una nota / nella tastiera dell’anima mia: / nostalgìa. / Son dunque… che cosa? / Io metto una lente / dinanzi al mio core, / per farlo vedere alla gente. / Chi sono? / Il saltimbanco dell’anima mia», Chi sono?), di Eugenio Montale («Forse un mattino andando in un’aria di vetro, / arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: / il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro / di me, con un terrore di ubriaco. // Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di getto / alberi case colli per l’inganno consueto. / Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto / tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto», Forse un mattino andando in un’aria di vetro) o di Amelia Rosselli («Una tua faccia ha sì contorni umani / un tuo gesto è davvero primaverile e / un tuo guardarmi è la prima delle cose // a cui penso quando − nel vivido primeggiare / dei nuvoli pomeridiani − io con molta / lentezza cerco te. // E se il morire è cosa di ogni giorno / anche il tuo sguardo ha luci maligne / e un tuo cenno di timidezza o d’amore // non fa altro che ritardare l’orroredi un giorno») risolleverebbero le sorti della poesia, la voglia di comprendere una poesia, la sete di conoscenza attraverso buone letture?
La risposta ce la dà l’insegnamento scolastico (forse oggi meno che ieri): ci siamo mai domandati perché a scuola si studiano i poeti e le loro poesie anche quando la società è ammalata dalla cupidigia e dall’arrivismo economico, dal cinismo e dall’indifferenza verso gli altri? Ci viene da pensare che l’uomo senza poesia è un uomo che vive a metà. Allora ben vengano queste iniziative che dovrebbero, se non altro, aiutarci a comprendere noi stessi.
L’iniziativa è giunta anche in Italia. È del 2014 la prima bibliocabina in Italia, realizzata ad Arona (NO) dai creativi Cami&Juan, a Medicina (BO) le bibliocabine sono state promosse e realizzate da alcune associazioni (“Gruppo di lettura libri gabbiani”, “Gli Aquiloni”) che hanno recuperato una cabina in disuso e l’hanno chiamata “La casa dei libri volanti”. Anche la Capitale ha inaugurato la sua bibliocabina installandola nel quartiere Torresina, Municipio XIV, nell’ottobre 2014. «Nell’era della condivisione online il bookcrossing è una forma di diffusione concreta della cultura: entri nellacabina, prendi il libro che ti piace, lo leggi e poilo riporti, e, se hai libri che vuoi donare, puoiliberamente farlo… Insomma, un po’ comequando ci si prestava le schede telefoniche pertelefonare» (Nuova vita per le cabine telefoniche: dentro si trovano i libri…, in «Il Libraio», 30 marzo 2015).

























