La risposta, secondo una recente analisi di Our World in Data, è più sfumata di quanto spesso si immagini
Quanta energia consumano i data center e l'intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale è diventata in pochi anni una delle tecnologie con la crescita più rapida della storia. Con milioni di utenti che ogni giorno utilizzano chatbot, strumenti di generazione di immagini e assistenti virtuali, è aumentata anche l’attenzione verso il loro impatto energetico. Ma quanta elettricità consumano davvero i data center che alimentano l’IA? La risposta, secondo una recente analisi di Our World in Data, è più sfumata di quanto spesso si immagini.
Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel 2025 i data center hanno consumato circa 485 terawattora (TWh) di elettricità, pari a circa l’1,5% della produzione elettrica mondiale. Di questa quota, i data center dedicati all’intelligenza artificiale rappresentano all’incirca un terzo, con un consumo stimato di 155 TWh, equivalente a circa lo 0,5% dell’elettricità globale.
Sebbene il dato possa sembrare contenuto rispetto ai consumi complessivi del pianeta, la crescita prevista è significativa. Entro il 2030 la domanda elettrica dei data center potrebbe quasi raddoppiare, arrivando a circa 945 TWh, trainata soprattutto dall’espansione delle applicazioni basate sull’IA.
L’aspetto più critico non è tanto il consumo globale quanto la sua distribuzione. I data center sono concentrati in poche aree del mondo, esercitando una forte pressione sulle reti elettriche locali.
Negli Stati Uniti circa il 5% dell’elettricità viene già utilizzato per alimentare i data center, mentre in alcuni stati la quota supera il 10%. In Virginia, uno dei principali poli mondiali del settore, oltre un quarto della domanda elettrica è legata a queste infrastrutture. In Europa il caso più emblematico è quello dell’Irlanda, dove i data center rappresentano oltre il 20% dei consumi elettrici nazionali.
Questa concentrazione rende più complessa la gestione delle reti e richiede investimenti importanti nella produzione e nella distribuzione di energia.
Molti utenti si chiedono quale sia il costo energetico di una singola interazione con strumenti come ChatGPT o Gemini. Le stime disponibili indicano che una normale richiesta testuale richiede mediamente tra 0,24 e 0,34 wattora (Wh) di elettricità, un quantitativo paragonabile all’energia consumata da un televisore acceso per circa dieci secondi o da un forno a microonde per meno di un secondo.
Le richieste più complesse, che coinvolgono lunghi documenti o sistemi di ragionamento avanzato, possono invece arrivare fino a 40-50 Wh, pur rimanendo una frazione molto ridotta del consumo elettrico quotidiano di una persona europea, che supera mediamente i 17.000 Wh al giorno.
L’espansione dell’intelligenza artificiale renderà inevitabile un aumento della domanda di energia, ma i dati mostrano che il suo impatto, almeno oggi, è inferiore a quanto spesso venga percepito. La sfida principale non riguarda tanto la quantità complessiva di elettricità consumata, quanto la capacità di alimentare i nuovi data center con fonti a basse emissioni e di distribuire in modo più equilibrato il loro carico sulle reti elettriche. Saranno proprio efficienza energetica, innovazione tecnologica e investimenti nelle infrastrutture a determinare se la crescita dell’IA potrà conciliarsi con gli obiettivi della transizione energetica.
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