Attribuire un costo alle emissioni di anidride carbonica è uno degli strumenti più discussi nella lotta ai cambiamenti climatici. Il principio è semplice: chi produce gas serra dovrebbe sostenere il costo dei danni ambientali causati dalle proprie attività. Economisti, climatologi ed esperti di politiche ambientali concordano sul fatto che un prezzo sul carbonio rappresenti uno dei metodi più efficaci per incentivare tecnologie pulite, ridurre l’uso dei combustibili fossili e favorire la transizione energetica. Tuttavia, tra teoria e pratica esiste ancora un divario significativo.
Quante emissioni sono realmente soggette a un prezzo?
Negli ultimi quindici anni si sono registrati importanti progressi. Nel 2010 soltanto il 7% delle emissioni globali di CO₂ era coperto da una tassa sul carbonio o da un sistema di scambio delle quote di emissione. Oggi questa quota è salita al 30%. Il dato, però, racconta solo una parte della storia: il restante 71% delle emissioni mondiali continua infatti a non essere soggetto ad alcun costo specifico. Questo significa che la maggior parte delle emissioni di carbonio viene ancora prodotta senza che chi le genera paghi direttamente per il loro impatto climatico.
Quanto costa oggi emettere CO₂?
Anche dove esistono sistemi di carbon pricing, il prezzo applicato è spesso molto contenuto. La maggioranza dei mercati impone un costo inferiore ai 10 dollari per tonnellata di CO₂, mentre solo una piccolissima parte delle emissioni globali – meno dello 0,5% – è tassata oltre i 100 dollari per tonnellata. Paesi come Norvegia, Svezia e Uruguay applicano le tariffe più elevate, mentre gran parte dell’Europa occidentale si colloca tra i 65 e i 90 dollari grazie al sistema europeo di scambio delle emissioni.
Un prezzo così basso può davvero cambiare i comportamenti?
Secondo gli autori dello studio, la risposta è negativa. Un prezzo di 5 dollari per tonnellata aumenta il costo di un pieno di carburante di meno dell’1%, mentre con 10 dollari l’incremento si aggira intorno al 2%: variazioni molto inferiori alle normali oscillazioni dei prezzi del petrolio. Solo con un prezzo vicino ai 100 dollari per tonnellata gli effetti diventano realmente percepibili, facendo aumentare il costo della benzina di circa il 15%. È proprio questo livello che molti studi indicano come più vicino al reale costo sociale delle emissioni, stimato mediamente oltre i 100 dollari per tonnellata. Per questo motivo, nonostante la crescente diffusione delle politiche di carbon pricing, gli esperti ritengono che i prezzi attuali siano ancora troppo bassi per incidere in modo significativo sulla riduzione delle emissioni globali.
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