Oggi quattro poesie suggerite dai versi di Alda Merini
Quattro poesie tra paura, rumore e... conchiglie
Oggi quattro poesie suggerite dai versi di Alda Merini:
Metterei la paura dentro
le conchiglie e il rumore
dal mare dentro i cuscini.
È nel porto dell’anno
che avviene il ritorno,
la risacca di mare al confine
nella bruma recisa dall’onda.
Lo scoglio trattiene anelli di tempo.
Nell’inverno che avanza è seme
lo sguardo che scava lo specchio,
scultore che incide nel legno la fuga,
il germoglio del cerchio.
Ogni nodo un diletto
nella paura che sponda il pensiero
al difetto.
Oltre il vetro si accende il riflesso —
la mia luce si affila,
solo nell’imperfetto.
Ancora una notte insonne!
A breve spunta lo spauracchio
dei foschi pensieri.
Che impresa ardua tenere testa
ai maledetti intrusi!
Resto comunque ad occhi chiusi,
così magari mi riesce di fare
due passi in riva al mare
col favore del cielo stellato
e della bianca luna amica.
Sento già le onde infrangersi lievi
per la cura di dondolare piano
una barca a forma di conchiglia.
Un invito a salire
mi pare il suo dondolio,
ma senza una bussola
nè una stella nota
su cui contare
non si può di certo
andare per mare.
E se per una volta
mi affidassi al caso?
L’idea mi alletta,
allora in tutta fretta
imbarco la mia paura
decisa ad annegarla
quando sarò al largo,
ma proprio quando sono
sul punto di salpare
ecco che Morfeo viene
a farmi compagnia,
si mette al timone
e a vele spiegate
sul mio cuscino
pregno di mare
mi fa viaggiare.
Alda hai paura vero?!
avvolta nella solitudine
nella strettezza del tuo giro d’azione
di mancata libertà.
Ci si ritrova Alda
all’improvviso
nella stessa solitudine
negli stessi tuoi spazi chiusi
pur senza mura
senza chiavi
senza guardiani e divieti.
Sai Alda
le pareti a volte
le costruiamo da sole
ho capito finalmente così
alla vetta degli anni
ed ho seppellito la paura
il timore di quello che non so.
Alzo gli occhi al cielo Alda
fragile creatura come noi
e mi tingo di celeste
anche di notte
quando lascia la sua sede al buio
alla luna
alle stelle
il cielo m’é compagno.
E quando d’azzurro profondo ho bisogno
vedo il mare ad occhi chiusi
e vado lì
sulla scia del suo profumo
della voce registrata nell’anima
della sua forza
della sua allegria
e m’immergo
m’immergo
vado giù tra i flutti
e quell’acqua stabile
eterna e presente come l’universo
mi rianima
mi rinnova
mi dice che
soli
non siamo.
Mai.
Per sentir tutto il mare
nel cuscino,
prima di addormentarmi
ho ascoltato
la conchiglia cangiante
e misteriosa
che ho sul comodino.
Mi ha riempito l’orecchio
di acque chiare,
che, appoggiando la testa,
ho travasato tutte
nel cuscino.
Nella notte ho sognato
di nuotare nell’azzurro più azzurro:
ero un delfino.
Ma al mio risveglio
la conchiglia svuotata
mostrava una gran bocca
spalancata,
come avesse paura.
Così ho pensato,
per non farle del male,
di riempirla di nuovo
d’acqua e sale.
Foto di MrGajowy3 Teodor: https://www.pexels.com/it-it/foto/35389872/
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