Mi aggiro in bici per vicoli e viuzze.
È mattina presto, prestissimo. La città è vuota, sicuramente ancora per poco.
Pedalo piano. Una leggera brezza mi viene incontro.
Bofonchio a voce alta: Sul serio? Proprio io?
Solo cinque anni fa ero altrove. Brutti ricordi! Terribili!
Il fragore delle bombe che ci rincorreva ovunque, i pianti degli anziani, le urla dei bambini, i latrati dei cani, i corpi di parenti e amici straziati….
Sono fortunato ad avere avuto la possibilità di fuggire. Eppure, i miei cari ho dovuto abbandonarli lì e lasciare tutte le nostre cose sparse sotto le macerie.
La nostra casa scoperchiata; la mia camera distrutta, frantumata, devastata, senza alcuna possibilità di recupero. Il mio letto, i miei libri, i miei fumetti, la coppa del torneo di basket, il mio armadio, i miei videogiochi, la mia chitarra. Già, non l’ho più vista, chissà com’era ridotta!
Ma ora sono qua. Non devo pensarci più, soprattutto non oggi.
Ancora stordito, pedalo piano.
Il mio pensiero torna ai miei amici; alle passeggiate che facevamo spensierati, alle partite di pallone nel prato dietro la fabbrica di copertoni, alle serate trascorse a ridere al pub ed ai cornetti caldi appena sfornati in panetteria, prima di rientrare.
Ripenso con nostalgia a quando mamma, tanto dolce, al ritorno dalla scuola mi preparava la zuppa che mi piaceva tanto; e a quando papà, più severo, spossato dal lavoro mi raccomandava di continuare sempre a studiare, prospettandomi un futuro radioso. Ricordo con profonda amarezza Amal, la mia fidanzatina, così bella con quei lunghi capelli neri che contornavano i grandi occhi marroni; i nostri appuntamenti furtivi per sfuggire al suo papà geloso; i suoi dolci baci che mi facevano sognare ad occhi aperti. Con lei costruivamo castelli in aria per il futuro.
Basta! Devo concentrarmi sul presente.
Pedalo piano. L’aria fresca dischiude i miei occhi ancora sonnolenti.
Ripenso al centro di accoglienza. Sbarcati dopo il lungo viaggio; ammassati dentro uno stanzone; in fila per la visita medica dopo l’appello; poi, distribuiti in tendoni con numeri diversi. Assegnata a ciascuno una piccola branda e spartiti dei vestiti puliti, attendevamo silenziosi. Sperduto, angosciato, disperato nella solitudine della folla e nel trambusto delle voci. Chi chiamava di qua, chi di là; chi urlava, chi piangeva… Che cibo è questo? Uhhh, non mi piace! Voglio mamma, papà, le loro braccia! Che sarà di me? Ho paura, tanta paura. Forse sarebbe stato meglio che….
Sotto una copertina, al buio, sulla piccola branda, tra ragazzi e uomini sconosciuti, immaginavo le stelle, quelle stelle che brillavano di notte dalla finestra della mia camera, della mia città; stelle a me familiari e non sconosciute come queste.
Adesso, questo cielo non mi è più estraneo.
Zaino in spalla, pedalo piano.
Tra un po’ raggiungerò quell’edificio che mi ha accolto titubante e impacciato; salirò per quelle scale che mi hanno incusso paura ogni volta che mi apprestavo ad affrontare un esame; rincontrerò quei professori che mi hanno impartito lezioni, anche di vita, e supportato spronandomi a fare del mio meglio fino a condurmi a questo importante traguardo. Ringrazio coloro che mi hanno permesso ed aiutato ad intraprendere questo percorso. Primi tra tutti, i miei nuovi genitori che mi hanno accolto senza remore in casa loro; tra i loro figli. Quanta pazienza hanno avuto e quanto amore mi hanno donato! Mi hanno insegnato a parlare e leggere nella loro lingua, comprato libri, aiutato nei compiti, introdotto tra la gente e, soprattutto, dedicato tanta parte del loro tempo. Sono stato proprio fortunato ad averli.
Pedalo piano. Faccio una rapida ricognizione.
Ho indosso, fresco di tintoria, l’abito blu con cravatta a righe grigie e blu che mi hanno prestato per l’occasione; fiero ed orgoglioso di indossarlo oggi.
Ho con me le tre copie, rilegate in tipografia, della tesi; scritta di mio pugno dopo mesi e mesi di ricerche, fatiche, confronti con il relatore e gli assistenti.
Ieri ho enunciato più volte alla mia nuova fidanzatina il lungo discorso che ho preparato per la presentazione/discussione. Anche Anna è molto bella, con i suoi ricci castani che evidenziano i suoi lucenti occhi verdi dalle lunghe ciglia. Quante nottate trascorse a scriverlo ed a correggerlo, sorseggiando un tè preparato dalla mia nuova mamma e rassicurando il mio nuovo papà che avrei comunque dormito qualche ora.
Sono pronto, o almeno credo. Speriamo che l’emozione non mi giochi brutti scherzi.
Incredulo, ora pedalo veloce.
I miei piedi girano vorticosamente sui pedali. Non riesco a rallentarli. Improvvisamente sono diventato impaziente. Ormai sarà tardi, e sarà ora che mi diriga verso la facoltà. Cerco di ripetere tra me e me il discorso. Ma come inizia?. No, non ricordo, non ricordo più nulla! Devo arrivare, prendere i fogli e ripetere, non voglio fare una magra figura. Mi fermo, tiro fuori dallo zaino il mio volumetto. Mi soffermo sulla copertina e la guardo con soddisfazione. Sfoglio le pagine con vanto ed umiltà allo stesso tempo. Scorro veloci le facciate dando un rapido sguardo all’impaginazione. Sembra tutto a posto. Vado alle ultime pagine, controllo i nomi dei ringraziamenti. Non vorrei aver dimenticato qualcuno, sarebbe un bel guaio. Tanti mi hanno sostenuto in questo percorso di studi.
Riprendo la marcia.
Scendo dalla bici, sono giunto.
Parcheggio e proseguo a piedi. Cammino veloce, accelero i miei passi, corro.
Vedo i miei amici, i miei nuovi amici italiani. Sono tanti, chiacchierano felici davanti all’edificio pronti a congratularsi con me. Non vedo l’ora di condividere con loro le mie emozioni! Vedo i miei attuali genitori, i miei nuovi fratelli; tutti schierati nei loro abiti eleganti. Spero di non deludere le loro aspettative. Non vedo l’ora di abbracciarli! Immagino che mamma e papà mi stiano guardando orgogliosi dal cielo, come pure Matias, il mio fratellino, annientato dalla guerra.
Non sono sicuro di riuscire a fare una bella esposizione e di conseguire una buona votazione finale; ma sono sicuro di poter esprimere tutta la mia felicità e la mia gioia per questa seconda occasione, che mi è stata concessa, di vivere questa mia meravigliosa vita.
Foto generata con Gemini per Cinque Colonne Magazine

























