Un fine settimana, quattro composizioni, due giorni d’uscita per un unico argomento. Racconti istantanei mette alla prova gli autori di Setterversi. L’argomento di oggi è la grazia. Buona lettura!
GRAZIE (di Letizia Zito)
Grazia era stanca delle battute legate al suo nome. I ragazzi delle medie sapevano essere così stupidi!
Al liceo iniziò a capire che il suo interesse era per le ragazze, conobbe una tipa davvero affascinante, bella, colta, intelligente, il suo nome era Graziella.
La simpatia tra le due ragazze diventò pian piano amore, e quando riuscirono ad avere una stabilità economica andarono a vivere insieme.

Il loro legame era davvero forte e Graziella
iniziò a covare il desiderio che la famiglia potesse allargarsi.
Ma indubbiamente mancava qualcosa nel loro rapporto per poter procreare.
Fu proprio grazie a quell’oggetto mancante che riuscirono a coronare il proprio sogno.
Oggetto che faceva parte di Bruno, loro caro amico che si era prestato a collaborare.
***
All’improvviso mentre Grazia stava accarezzando la pancia di Graziella, andò con la mente agli insulti canzonatori dei suoi compagni di scuola suscitati dal suo nome e scoppiò in una fragorosa risata pensando al corso degli eventi della sua vita.
Per grazia ricevuta (di Anna Grillo)

E fu per grazia ricevuta,
un giorno,
che un bruco si trovò le ali addosso,
ma senza manuale d’istruzioni intorno,
il salto di carriera fu un bel fosso.
Lui che ondeggiava la linea retta
masticando il verde,
ogni millimetro di foglia.
Ora, in una spirale stretta,
mentre il vento a raffiche lo scompiglia,
ha squame d’oro e un portamento altero,
ma dentro il guscio di regina
batte ancora un cuore da somaro,
che ha l’ansia dell’altezza
e della cima.
Tenta un inchino,
un muoversi leggero
per non urtare il polline di un fiore,
urta il suo pistillo e perde pure “l’emisfero”
cadendo su un petalo
al contrario.
Mentre un calabrone, con un colpo netto,
gli sfreccia a un soffio di naso
lasciandolo immobile e stordito,
salvato solo da un millesimo a caso.
Poi, vola basso
e incontra una finanza di formiche,
che marciano severe:
lui passa oltre, con non curanza,
libero e indenne senza tasse da dovere.
Guarda su, al “vecchio binario”,
la retta orizzontale in cui strisciava
e sente un nodo al ventre,
ma al contrario,
come se un bruco in gola gli urlasse dentro.
Alza gli occhi al sole,
al grande, all’Altissimo
che gli ha specchiato addosso questo manto:
«Bello il miracolo, sì, bellissimo…
ma questo nettare dà alla testa e tanto!
Si può fare il reso se mi stanco?»


























