Un fine settimana, quattro composizioni, due giorni d’uscita per un unico argomento. Racconti istantanei mette alla prova gli autori di Setterversi. L’argomento di oggi è la grazia. Buona lettura!
Grazia A. (di Fede Rica)
Nel regno della Val Però, tra il Monte Boh e il Lago Chissà, nacque un giorno una bambina con due occhi curiosi e i capelli sempre in disordine, come se avesse corso tutta la notte dietro ai pensieri.
La mamma, che faceva la levatrice e aveva una gran passione per i nomi importanti, la chiamò Grazia.
E Grazia, bisogna dirlo subito, non era una bambina come le altre.
Non sapeva fare magie.
Non parlava con i draghi.

Non trasformava le zucche in carrozze.
Però aveva un talento stranissimo: riusciva a dire le cose più semplici del mondo nel momento esatto in cui nessuno riusciva più a capirle.
Se i grandi litigavano per ore su come aggiustare una ruota rotta, lei arrivava, guardava tutti e diceva:
— Forse… bisogna aggiustarla.
E all’improvviso cadeva il silenzio.
I professori si toglievano gli occhiali.
I ministri smettevano di gridare.
Perfino le galline sembravano pensierose.
Poi qualcuno batteva una mano sulla fronte:
— Ma certo! Grazia ha ragione!
Così la bambina diventò famosa.
Le dedicarono una piazza, tre canzoni stonate e una statua venuta piuttosto male, che sembrava un carciofo con le scarpe.
Ogni anno, durante la Festa delle Idee Semplici, Grazia saliva sul balcone del municipio e salutava la folla come una cantante d’opera.
Poi apriva le braccia e gridava:
— Se una cosa vi rende felici… fatela!
E la piazza applaudiva così forte che tremavano persino i vetri della pasticceria.
Con il tempo si iniziò a evocarla come una santa quando qualcuno capiva finalmente una cosa ovvia dopo averci pensato per tre giorni e quattro notti!
Con gli occhi al cielo tutti ridevano e, con un sospirone pronunciavano il suo nome e per essere precisi anche il cognome:
— Ah…Grazia Arcazzo!
Nella Val Però avevano imparato una cosa importante: il mondo è già abbastanza difficile da solo.
Ogni tanto, una bella scoperta semplice semplice, fa bene come una fetta di torta appena sfornata!
Senza gambe (di Angela Acquaviva)
Lo scorso sabato ero una turista tedesca in stato di grazia, benché sessantanovenne, da sempre innamorata dell’Italia e degli italiani purosangue.
Venendo a Modena cercavo solo un po’ di sole e di piacere davanti alle sue bellezze artistiche.
Era anche lui in stato di grazia, ma non l’aveva mai, neppure per un attimo, considerato ed apprezzato.
Figlio di immigrati in Italia, aveva ricevuto in questo bel paese abbondante grazia di Dio( nessuna di Allah ai suoi nel paese di provenienza) che invece ripagava con l’odio, l’ingratitudine e la vendetta.
È bene ricordare che la grazia è un dono di Dio. Agli uomini non è dato fare una simile concessione a cuor leggero, diversamente ci sarà sempre qualcuno che pagherà lo scotto della loro leggerezza.

Ed è toccato a me e ad altri sette stavolta.
Ora mi ritrovo senza gambe. Dicono che devo farmi forza per andare avanti. Posso farlo senza gambe?
Da ora in poi maledirò l’Italia con tutti gli italiani, o solo i bastardi, cioè quelli che lo sono immeritatamente?
Non lo so, non ho ancora metabolizzato questo mio stato di disgrazia. Non so se sarà un inferno o un motivo di redenzione.
Provate a mettervi nei miei panni e datevi una risposta, ma senza sbandierarla ai quattro venti. Finora avete già sprecato fiumi di parole per il carnefice, solo qualche cenno per le vittime. Rispettate il nostro dolore col silenzio, lo meritiamo a ragione. È indegno e immorale tutto quel vostro azzardato dire. Fatemi la grazia di tacere, altrimenti vi riterrò complici compiacenti di quel carnefice.


























