Arriva il fine settimana di racconti e poesie che caratterizzerà Setteversi. Per la “serie” #raccontieversistantanei, il tema di questo weekend è nuovamente: la seduzione e la dannazione del cibo.
Non ho fame (di Fede Rica)
Non ho fame.
Ho stanze vuote.
Pomeriggi che non passano,
sedie lasciate a metà del discorso,
un nome che ogni tanto torna
a bussare nelle tubature.
Allora apro la dispensa.
Non per nutrirmi.
Per essere accompagnata.
Il pane mi ascolta,
lo zucchero mi accarezza la fronte,
il sale conosce a memoria
tutte le parole che non dico.
Mangio per riempire il tempo,
e il tempo si lascia riempire.
Per qualche minuto.
Poi torna più vasto di prima.
Non so se sia un premio
o una punizione.
Se mi stia salvando
o affondando con dolcezza.
So soltanto che gli assomiglia.
All’amore, intendo.
All’amore quando diventa abitudine.
Quando non guarisce più,
ma nemmeno se ne va.
Gli consegno il mio vuoto
e lui, diligente,
lo colma fino all’orlo.
Mai una goccia oltre.
Mai abbastanza.
Così torno.
Come si torna da un amante
che non mantiene promesse
eppure apre sempre la porta.
Con la stessa fede sciocca.
Con la stessa fame
che fame non è.
E ogni sera mi giuro:
questa è l’ultima volta.
Poi la notte si allunga,
il silenzio prende posto accanto a me,
e io apparecchio per due.
Per me
e per ciò che manca.
In fondo (di Lodovico Scapin)
Ho stipato
in fondo al freezer
gli avanzi di un amore
dietro
il minestrone in busta
e le cotolette di pollo
Di un amore
in fondo
non si butta via niente
L’ammazzacaffè (di Roberto Marzano)
Intenso godimento ebbro io provo
nell’ingollar cotenne irsute, polipi glabri
avvoltolare vermicelli alla forchetta
fare scarpetta, intingere per ben pane nel sugo.
Provare ai denti quanto sia “dolce il naufragare”
tra i flutti di un purè ricco di burro
e abbandonarmi così con far lascivo
a suggere lumache via dal guscio
dare l’assalto alle procaci cosce
calde di brace e a uova strapazzate
fare impazzire le cozze, far del male alle mele
lanciare fragole in volo per ingoiarle intere.
E non m’importa di tovaglioli e orpelli senza senso
mi ungo il mento? tanto lo posso nettàre con la lingua
e mai do tregua a lasagne che trasudan besciamella
alle patate a garganella al forno con il timo.
E ancora vino a secchi, acqua alle rane
finché l’infinita fame non s’addormenti
con la testa abbandonata alla tovaglia
plachi la voglia di provoloni, burrate e mozzarelle.
Forse un dessert o uno stufato di frattaglie
potrebbe riempire il mio gran vuoto?
Giusto un timballo o un pollo in fricassea con tante olive
e se ancor vivo, una mousse di more e un’omelette
prima di un’enorme caraffa di caffè
sperando che il suo celebre assassino
– sì, proprio lui: l’ammazzacaffè –
oggi non voglia uccidere anche me!


























