Arriva il fine settimana di racconti e poesie che caratterizzerà Setteversi. Per la “serie” #raccontieversistantanei, il tema di questo weekend è nuovamente: la seduzione e la dannazione del cibo.
La seduzione… un anello sarà “per sempre” (di Anna Grillo)
Dicono che un anello sia suggello del “per sempre”.
Brilla di diamanti, custodito da dita tremanti in una scatolina di velluto, per promesse solenni.
Il mio riposava su carta paglia: profumava di mare e sfrigolava di giovinezza.
Era sì un anello, ma di calamaro!
Perfetto, dorato, seduzione a cui è impossibile dire di no.
Addentarlo era il fatidico “Sì, lo voglio” alla gola, un matrimonio clandestino col colesterolo.
Così ho preso il limone per benedire l’unione: gocce aspre cadute sulla crosta croccante, acqua santa su un altare profano.
Al primo morso il patto è sigillato: nella fragranza della pastella, nella morbidezza del pesce, assoluta libidine e delizia per il palato.
Ma la dannazione arriva subito dopo la benedizione…
Perché quell’anello non svanisce nel nulla: sarà “per sempre” lì, fedele compagno ancorato sui fianchi, a ricordarmi il prezzo di quella folle promessa d’amore.
Il “cuopp’ de théâtre” (di Mic L’ape)
Il malcapitato aveva già cenato. S’era messo a curiosare un po’ in rete.
Doveva comporre un menu da sottoporre al gruppo di amici per un simposio. Si aspettavano da lui un vero e proprio “coup de théâtre”.
Al primo clic s’imbattè nel sito di una trattoria: “addù Rafele”.
Che piatti, che meraviglia. Cucina d’altri tempi, spiegata e illustrata con dovizia di particolari. Dalla tradizione familiare alla preparazione e alla messa in tavola.
Risotti in tutte le salse e colori, pasta e pastelle mari e monti, cozze e mazzancolli di Gaetano il gaetano, insalate di rinforzo, broccoli, capitone a punta di coltello, gamberi sgusciati e non, pesce all’acqua pazza, carni di ogni specie e a varia cottura, cuoppo di frittura di pesce, per non parlare dei vini e dei liquori.
Leggendo alcune positive recensioni, potè anche cogliere che la cuoca era più pazza delle pietanze all’acqua pazza. Una manía (in greco follia) che ben si associava con il vino che, stando sempre agli antichi greci, veniva presentato come un vero e proprio “pharmakon”. Medicina e veleno allo stesso tempo, a seconda del tipo e delle modalità di utilizzo.
Onestamente, lui che aveva già cenato, si perse in questa eccessiva abbondanza. Quasi fece una indigestione solo a leggere tutte le descrizioni e a guardare le relative illustrazioni.
Con un vero “cuopp’ de théâtre”, non gli restò che andare a letto più sazio che mai, ma digiuno di piatti da scrivere sul menu.
Immagine di copertina concessa da Anna Grillo


























