Le indagini di Mata

Restare fuori

Restare fuori appare più facile ma rimani a guardare in vetrina mentre altri assaggiano e scoprono sapori che tu non conoscerai mai

Restare fuori: quando la superficie diventa un modo di non vivere fino in fondo.

Osservando più da vicino, si è manifestato un dato rilevante: il problema non è guardare la vita… il problema è non entrarci mai davvero.

Perché si può essere ovunque e, allo stesso tempo, restare fuori da tutto. Presenti, ma non coinvolti. Vicini, ma non dentro.

Restare fuori: la nuova indagine mi ha portata qui.

C’è un modo molto diffuso di vivere oggi. Si osserva. Si scorre. Si passa. Si tocca appena. Ma non si entra.

Relazioni, esperienze, luoghi, persone, perfino emozioni. Tutto viene sfiorato, raramente abitato.

Restare fuori sembra innocuo

È leggero, è rapido è gestibile, non chiede troppo, non pretende troppo, non rischia troppo.

Ma proprio per questo, lentamente, svuota!

Perché la vita non si comprende restando fuori. Si comprende entrando, immergendosi nelle sensazioni, nelle esperienze, nelle crepe.
Restando. Attraversando.

E ogni cosa che non attraversi davvero… resta incompleta dentro di te. Perché è l’attraversata che trasforma, fa da specchio, fa conoscere e riconoscere le potenzialità che diversamente rimarrebbero inutilizzate e sarebbero destinate a marcire.

Abbiamo già visto come la fuga dal legame allontani dalle relazioni. Ma qui accade qualcosa di più sottile: non è più solo evitare l’altro. È evitare la profondità di tutto.

Restare fuori diventa uno stile di vita

“Non mi riguarda” “meglio non impicciarsi” “non è affar mio”. Un non interesse che, giorno dopo giorno allontana dalla realtà. Un qualunquismo che nasce dal guardare senza immergersi. Ascoltare senza lasciarsi toccare. Vivere senza farsi attraversare.

Sembra una vita migliore, è questo che credi???

Meno problemi, meno “rogne”, meno tempo da togliere ad una vita che diventa sempre più egoriferita e usata solo per rincorrere necessità apparenti (e comunque indotte da altri, non lo dimenticare mai).

Ma allora, se tutto funziona così bene, come mai la gioia di vivere smette di nascere?

Da questa indagine ho scoperto che la gioia di vivere non nasce dalla distanza. Nasce dall’impatto.
Dal coinvolgimento. Dalla possibilità che qualcosa ti cambi mentre lo vivi.

Quando resti fuori, tutto rimane “quasi”

Quasi relazione. Quasi esperienza. Quasi emozione. Quasi presenza. E il “quasi” è uno dei luoghi più vuoti in cui si possa vivere. Perché non fa male abbastanza da costringerti a cambiare. Ma non fa bene abbastanza da farti sentire la vita.

E allora si accumulano giornate: molte, simili, scorrevoli. Ma senza traccia profonda. Passare su questa terra senza aver lasciato davvero un’impronta.

La mente ricorda poco, e sappiamo invece che i ricordi sono alimento per la gioia di vivere.
Il corpo si abitua, ma rimane in gabbia, si rannicchia, si riduce. L’anima si assottiglia e smette di desiderare e di brillare. E senza accorgersene, tutto diventa uniforme.

Restare fuori non è non vivere. È vivere senza entrare. Stare sull’uscio di una casa abitata da altri. E quando non entri davvero nelle cose, non lasci che le cose entrino davvero in te.

Sappiamo come gli alibi giustifichino la distanza, e come le verità negate la alimentino. Qui, invece, la distanza diventa abitudine. Non ci si accorge più nemmeno che esiste.

Si guarda la vita come da una vetrina. Si osserva. Si commenta, ah sì questo sì, che si fa. Tutti opinionisti di tutto.  Si valuta da super esperti nati all’improvviso. Ma non si attraversa la porta.

E allora la domanda diventa inevitabile: stai vivendo…o stai solo guardando vivere?

Finte protezioni

Credi che restare fuori ti protegga. Ti dici: “non mi espone troppo”, “non mi ferisce troppo”, “non mi coinvolge troppo”. Tutto sotto controllo. Niente complicazioni. Ma proprio per questo… rimani sempre uguale e non evolvi, non ti espandi, non scopri altre parti di te. Vivi in un circuito chiuso e piatto. E puoi dimenticarti la gioia di vivere e… la tua umanità!

L’umanità si nutre di passaggi, di immersioni, di presenza piena.

Perché tutto ciò che non ti attraversa non può lasciarti vitale e se non sei vitale come puoi pensare di avere umanità?

Se stai scegliendo di restare fuori, hai smesso di accorgerti, di vedere, hai perso il tuo potere di cambiamento, di autodeterminazione.

Sei però ancora in tempo, prova a seguirmi mi trovi anche sui miei social, potrai conoscere tutte le attività dell’iniziativa M.A.T.A. e potrai anche interagire con me. Scopriremo insieme come Mettere Azioni Talenti e Attitudini fa scoprire che l’umanità è la vera soluzione.

FB Mata AUTORItratti

IG mata_autoritratti

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note: le conoscenze contenute in questo articolo fanno riferimento alla ricerca ventennale di  MLBsystem® 

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Maria Letizia Borgia

Esperta di: paradigmi comportamento del singolo e del gruppo; comunicazione strategica e relazionale. Ideatrice e creatrice di MLBsystem®, algoritmo anticrisi. Autrice di libri (Il Viaggio di Penelope e Già non mi piacevate prima) e di Mata (fumetto) la matita agente segreto con la sua iniziativa sociale M.A.T.A Mettici Azioni Talenti Attitudini Ideatrice e conduttrice di Game educazionali e format di comunicazione strategica. Consulente aziendale di strategia comunicativa, modelli di impresa e soluzioni aziendali.

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