Storie

“Ritratto del poeta in autunno” di Davide Rocco Colacrai

Ritratto del poeta in autunno di Davide Rocco Colacrai edito da Le Mezzelane è l’ultimo nato dell’autore che, ancora una volta, ci delizia con le sue poesie

Ritratto del poeta in autunno di Davide Rocco Colacrai edito da Le Mezzelane è l’ultimo nato dell’autore che, ancora una volta, ci delizia con le sue poesie. L’Illustrazione di copertina che si richiama al grande Picasso è di Alessio Gherardini e la postfazione è del critico letterario Gianni Antonio Palumbo. Alcuni componimenti dell’autore hanno vinto premi già prima di comparire nella raccolta “Ritratto del poeta in autunno”.

La silloge di Davide Rocco Colacrai si compone di 30 poesie tutte orientate a temi civili contemporanei, che spaziano dalla musica fino ad arrivare al fedele e inseparabile amico a quattro zampe con cui condivide tutto.

Davide Rocco Colacrai è Giurista e Criminologo. Partecipa da quindici anni ai Concorsi Letterari e ha conseguiti oltre mille riconoscimenti, anche internazionali, tra i quali quattro Premi alla Carriera, un Premio al Merito Culturale e la Medaglia del Presidente della Repubblica. Ritratto del poeta in autunno” (Le Mezzelane) è il suo undicesimo libro di poesia.

Le sue poesie sono state tradotte in tedesco, francese, inglese, spagnolo, cinese, russo, albanese, turco, montenegrino e in lingua bengali.

Nel tempo libero, studia arpa, colleziona 45 giri da tutto il mondo (ne possiede oltre duemila), ama leggere, fare lunghe passeggiate con il suo cane Manny e viaggiare.

Davide Rocco Colacrai non è nuovo ai lettori di Cinquecolonne. Oggi lo abbiamo incontrato nuovamente (intervista sulla raccolta “D come Davide”) per farci raccontare qualcosa in più sulla sua  e sulla nuova silloge Ritratto del poeta in autunno

Ritratto del poeta in autunno di Davide Rocco Colacrai

Salve Davide e ben ritrovato su Cinquecolonne Magazine. Partiamo subito dal titolo della sua nuova silloge poetica. C’è forse qualche legame tra questa romantica stagione dell’anno e il suo mondo interiore, quello che la emoziona e la fa scrivere?

Innanzitutto, permettimi di ringraziarti per l’ospitalità. Devo riconoscere che, tra le stagioni, ho sempre amato l’autunno: forse per i colori che considero più sinceri, forse per quella sensazione di compagnia e sorpresa che danno le foglie quando si cammina nei boschi, forse perché sono più a mio agio con il freddo, sicuramente perché la considero una stagione nella quale interiormente ci rilassiamo e distendiamo e di conseguenza espandiamo e diventiamo noi stessi: una stagione nella quale si muore e si rinasce allo stesso tempo. Quindi ispirato da questo ho immaginato un libro che potesse rispondere al mood “Leggendo Colacrai in una sera d’autunno”: caminetto acceso, castagne arrostite, un calice di vino, un plaid e la mia opera.

Rispetto al precedente libro, D come Davide, ha notato un cambiamento nella sua scrittura oppure un interesse verso temi nuovi da indagare?

L’opera Ritratto del poeta in autunno si potrebbe considerare, per un verso, come una continuazione della precedente, e su questa linea anche un suo approfondimento: come uno scavare in modo ancora più curioso – e forse preciso – nella Storia. Da un altro punto vista, invece, la si potrebbe leggere come un’opera più personale e intimistica, quindi con un carattere complementare rispetto a quanto scritto precedentemente: una specie di svelamento dell’uomo che vive – e forse si cela – nel poeta, e così una sua guarigione. 

La sua poesia è sempre ricca di contenuti particolarmente vari. In Ritratto del poeta in autunno c’è spazio anche per la cinematografia, che trovo molto interessante. C’è una poesia che ci può citare, raccontandoci anche a cosa si riferisce?

Non è facile scegliere una poesia in quanto è come dover scegliere, e per certi versi, preferire una figlia rispetto ad un’altra. Ma visto che parliamo dei riferimenti cinematografici presenti nel libro, mi viene in mente per esempio la poesia Perché i pesci non sorridono mai? che conclude il ritratto. Ispirata al film “Spoiler Alert”, in pochi versi parla di come la fedeltà di una coppia e la reciproca assistenza possano arrivare fino al giorno in cui una delle due persone sia costretta a mancare. E si tratta di una corrispondenza – per certi versi anche di un gioco –  che non può essere mai al cinquanta percento: tuttavia ognuno è responsabile della e per la sua parte, qualunque essa sia.

Oltre a temi civili contemporanei questa volta la sua silloge strizza l’occhio anche al suo quotidiano più intimo con un riferimento all’adorato cane Manny. A lui cosa dedica, parole di riconoscenza?

Ho sempre amato i nostri amici a quattro zampe, che mi rifiuto di  chiamare “animali”, in quanto hanno un’anima più simile alla mia: vuoi per la sensibilità, vuoi per l’empatia, vuoi perché non hanno bisogno della parola, vuoi perché trascendono certe cose tipicamente umane che io stesso considero sterili: hanno una loro armonia interiore. In questo senso Manny è arrivata nella mia vita per due insegnamenti: farmi conoscere l’amore senza condizione, e quindi farmi sentire amato a prescindere dal mio giorno e dal mio stato emotivo: che io fossi triste, arrabbiato, deluso, malato, stanco, felice, ecc., lei era lì e c’era al mio fianco. E poi per farmi capire anche quanto era importante accettare me stesso così come sono e valorizzare quel giardino interiore che mi contraddistingue. Le mie sono parole di una riconoscenza per sempre.

Francesca Amore

Trapiantata a Roma per necessità ma emotivamente ancorata a Napoli, non ha mai smesso di sperare che un giorno ci ritornerà definitivamente. Laureata all?istituto Universitario Orientale in lingue slave , si occupa di traduzioni dal russo e dal polacco. Giornalista pubblicista dal 2005, è appassionata di arte e letteratura in genere, ma di quella russa in particolare. Ama scrivere sugli argomenti più disparati perché di indole curiosa.Generosa, impulsiva e sincera, non ama le persone intellettualmente disoneste, ma si sa, il mondo è bello perché è vario, ma intanto? io mi scanso.

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Francesca Amore

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