La cosa peggiore sono i silenzi.
Non i tonfi, i passi rincorsi, i piccoli gridi trattenuti, gli oggetti in mille pezzi, le sedie rovesciate.
Per quelli può tapparsi le orecchie, stordirsi con il ronfare del gatto, cantarsi piccole strofe ripetute.
Ma il silenzio no. E’ troppo rumoroso, troppo spaventoso.
Dietro quel silenzio può esserci la fine della sua vita di bambina. La fine del sorriso di sua mamma.
Il silenzio la costringe ad uscire dalla bolla calda del suo letto.
Nonostante il terrore.
Per fare qualcosa. Un rumore. Una parola. Una spinta. Una cosa piccola, piccola come i suoi piccoli 5 anni.
Qualcosa.
Qualcosa che interrompa l’immagine immobile del suo adorato papà che tiene mammina per il collo. Lei che non respira, ma cerca, nonostante tutto, di rassicurare la sua bambina con gli occhi.
Deve.
Fare.
Qualcosa.
Sbatte a terra l’orsetto.
Fa un rumore fortissimo, che spacca il silenzio.
E, anche oggi,
di colpo,
tutto cessa.
«Torna a dormire, amore, non è nulla, mamma e papà stavano giocando».
Ma lei lo sa che questo è un gioco sbagliato.
Però, per questa volta, può far finta che non sia successo. E tornarsene a letto stringendo l’orsetto che ha raccolto da terra, un po’ più rotto.
Fino alla prossima volta.
Foto di copertina generata con Copilot per Cinque Colonne Magazine






















