Solo il 5% degli italiani adulti segue con costanza la dieta mediterranea. Alla base di questo dato non ci sono motivazioni economiche
Solo il 5% degli italiani segue la dieta mediterranea
Solo il 5% degli italiani adulti segue con costanza la dieta mediterranea. Alla base di questo dato non ci sono motivazioni economiche, bensì i ritmi frenetici della vita quotidiana e la scarsità di tempo. È quanto emerge da un programma di monitoraggio presentato da Marco Silano, direttore del Dipartimento di Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità, durante la seconda giornata della Conferenza degli addetti scientifici e spaziali e degli esperti agricoli, organizzata dal Ministero degli Esteri in occasione dei 2.500 anni dalla fondazione di Napoli.
Il monitoraggio, basato su indici scientificamente validati, rivela che solo un adulto su venti, indipendentemente dall’area geografica di nascita o residenza, adotta davvero questo modello alimentare. “Il principale ostacolo – spiega Silano all’AGI – è la mancanza di tempo. La dieta mediterranea richiede infatti l’acquisto quotidiano di prodotti freschi e locali, spesso deperibili. Inoltre, i tempi di preparazione e cottura sono lunghi, così come quelli del consumo, che è tradizionalmente legato alla convivialità”.
Non si tratta quindi di un problema economico, sottolinea Silano, ma culturale e sociale. Per cambiare rotta occorrono educazione e informazione, ma anche un recupero della “lentezza”. “Un esempio – prosegue – riguarda il pranzo della domenica: sarebbe l’occasione ideale per consumare un pasto secondo la dieta mediterranea. Tuttavia, questa tradizione familiare è ormai quasi scomparsa, sostituita da abitudini diverse e da pressioni esterne. Eppure è il momento di riportarla nelle nostre vite”.
Un segnale positivo arriva dai più giovani. “Tra gli over 17 – osserva Silano – si nota un recupero nell’attenzione verso la dieta mediterranea, soprattutto nella scelta di alimenti genuini e nella riduzione del consumo di prodotti ultraprocessati. Le nuove generazioni stanno mostrando una maggiore sensibilità e un ritorno alle buone pratiche alimentari”.
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