… tornavo a casa e c’era la nebbia
un respiro umido chissà da dove spinto
tagliava la direttrice degli occhi
obbligandomi a rallentare
un mantello di grigio a cadere
sulle vie arancioni del borgo
ricamate di fogliame e dimenticanze
E potevi sentirlo, il cielo
che parlava delle pietre
una carezza opaca si stendeva
a penetrare nell’osso del trapasso
sottoterra dove dormono tutti quelli
che hanno fatto i conti con la vita
prima di noi.
Forse è questo il sentiero che separa
il di qua dall’aldilà
ed era stranamente invitante
l’invisibilità che portava in dono.
Perché la notte tira
Perché la notte tira
ostinatamente
le maglie dell’alba
e il giorno nasce
da una sconfitta.
Così le nostre
battaglie perse
anima mia
restano sole le stelle
a custodire i segreti
che non diventarono mai
brina sulle sue labbra.
Altrove
primavera sogna
milioni di baci
inchiodati dentro sguardi
che riassumono lo spazio
di quell’amore
che venne condannato
a non essere.
Foto di copertina generata con Copilot per Cinque Colonne Magazine
























