Secondo i dati aggiornati di Our World in Data (OWID), la biomassa complessiva dei mammiferi sulla Terra è oggi quasi interamente dominata da esseri umani e animali allevati dall’uomo. In termini quantitativi, esseri umani e bestiame rappresentano circa il 95% della biomassa totale dei mammiferi; ciò significa che gli animali selvatici — terrestri e marini — costituiscono appena il 5%. Questo dato è particolarmente allarmante se consideriamo che un tempo — prima dell’espansione umana e dell’agricoltura su larga scala — la maggior parte della biomassa dei mammiferi era rappresentata da specie selvatiche.
Perché la biomassa conta più del numero di individui
Spesso si pensa alla fauna selvatica guardando alla quantità di individui: molti topi, piccoli uccelli, roditori e invertebrati — forse migliaia, milioni — ci fanno pensare che la biodiversità sia ancora abbondante. Ma questo approccio può essere fuorviante. Gli scienziati preferiscono quindi misurare la biomassa — cioè la massa totale in carbonio di tutti gli individui di un gruppo. Così, gli animali più grandi (come elefanti, cervi, bovini selvatici) hanno un peso maggiore nel conteggio, e la misura riflette meglio l’impatto ecologico complessivo.
L’ascesa del bestiame e degli esseri umani: un cambiamento drammatico
Nel giro di pochi millenni — e ancor più drasticamente a partire dall’agricoltura intensiva e dalla rivoluzione industriale — la composizione della biomassa animale globale è cambiata radicalmente. Circa 100.000 anni fa praticamente tutta la biomassa dei mammiferi era “selvaggia”.
Oggi invece l’espansione della popolazione umana e l’allevamento su larga scala hanno incrementato enormemente la massa complessiva dei mammiferi terrestri. Alla scomparsa relativa dei selvatici si è aggiunta — paradossalmente — un’espansione del “regno dei mammiferi”, dominato però da umani e bestiame.
In termini concreti, il peso complessivo di maiali, bovini e altri animali da allevamento supera quello di tutti i mammiferi selvatici — terrestri e marini — messi insieme.

Uccelli e pollame: stessa dinamica anche per i volatili
Un fenomeno analogo riguarda gli uccelli. Anche se le stime per gli uccelli selvatici sono più incerte, secondo OWID la biomassa dei polli e di altri volatili da allevamento è più del doppio di quella di tutti gli uccelli selvatici del pianeta. Questo dato conferma come la pressione umana — attraverso agricoltura, allevamenti e urbanizzazione — abbia radicalmente trasformato non soltanto la distribuzione delle specie, ma l’equilibrio stesso degli ecosistemi.
Un campanello d’allarme per la biodiversità
I numeri forniti da OWID non sono soltanto impressionanti: sono un campanello d’allarme. Una Terra in cui la biomassa è quasi interamente composta da umani e animali allevati significa ecosistemi impoveriti, biodiversità ridotta e una fragilità crescente dei sistemi naturali.
La drastica riduzione della biomassa degli animali selvatici — e la concentrazione del “peso” biologico nelle specie domestiche — ci spinge a riflettere su come stiamo gestendo il pianeta: accesso al cibo, uso del territorio, equilibrio ecologico.
In quest’ottica, il dato di OWID rappresenta uno specchio in cui possiamo vedere quanto l’attività umana abbia trasformato — e spesso impoverito — la vita sulla Terra.























