1 Maggio, festa dei lavoratori. Setteversi si presenta in questa “uscita speciale” per parlare di questa importante giornata attraverso dei poetici versi.
Un padre falegname (di Luca Togni)
Si può essere Dio e in terra avere solo un
padre falegname, piallare via l’inutile
consuetudine al disimpegno, finché non
potremo fare come gli uccelli e
ringraziare i contadini del cielo.
Perché il lavoro più che un rapporto è
una cura.
Homo homini canis (di Leo Vale)
È vero, anch’io ho un padrone
Che mi dà da mangiare,
Homo homini canis:
Animale sociale!
Solo che il mio saluto:
Non lo porgo a comando:
Ho l’istinto d’un lupo
Solitario e canuto.
Fiuto il putrido, sbianco
in Muso e muto sogghigno…
…Non sarò mai del branco!
La dignità dell’uomo (di Gaetano Fuoco)
Nessun giorno
potrà mai sostituire
la dignità umana!
La dignità
va ricordata
ogni giorno
per tutta la vita.
Soprattutto va dimostrata
da chi ha il potere,
poiché a tavola
non mettiamo le chiacchiere,
non ci vestiamo
con i discorsi,
non ci divertiamo
con le promesse!
Il sole del rispetto
deve splendere sempre
in ogni direzione,
deve dissipare
qualsiasi ombra,
deve illuminare
ogni angolo!
Tute sporche di grasso (di Maria Iarussi)
Oggi non solo tute sporche di grasso,
ma occhi stanchi davanti a uno schermo
acceso,
contratti fragili come carta bagnata
e sogni rimandati a fine mese.
Hanno smontato le scale,
piano dopo piano,
e chiamano futuro
un terreno che cede sotto i piedi.
Le macchine imparano in fretta,
dicono,
non chiedono pane,
non alzano la voce.
Ma non sanno la fame,
né il peso di una sera
in cui conti le monete
per restare intero.
Eppure è qui,
tra mani invisibili e giorni incerti,
che resiste qualcosa:
la schiena dritta di chi non cede,
il passo ostinato di chi cerca ancora
la dignità semplice
di portare a casa un pezzo di pane.
Primo maggio, allora,
non memoria stanca,
ma promessa tenace:
che nessun lavoro sia senza volto,
che nessun uomo sia di troppo,
che ogni fatica trovi finalmente
il suo riscatto.
Come un papavero (di Roberto Busembai)
Ho trascorso una stagione
per divenire rosso e vivo
come questo fiore,
ho trascorso una vita
fatta di passione
per sostenere i simili
miei stretti parenti,
ho trapassato il tempo
tra sudore e paure
nelle notti di fuoco
di una pazza voglia
di uccidere gente.
Ho faticato sempre
per un pezzo di pane
per non morire senza
e morirci sopra,
ho i petali fragili
come il cuore sensibile
ho pure un sentimento
ed un desiderio solo,
voglio essere rispettato
per quello che sono
e per quello che valgo,
non solo un fiore di campo
in un mare d’erba.
L’immagine di copertina è stata gentilmente concessa da Lia Auriosio.

























