È disponibile online una mappa interattiva che permette di scoprire dove si trovavano le attuali città della Terra fino a 320 milioni di anni fa. Si tratta dell’Utrecht Paleogeography Model, uno strumento sviluppato dai ricercatori dell’Università di Utrecht e del CEREGE di Aix-en-Provence, descritto in uno studio pubblicato sulla rivista Plos One.
Come funziona la ricostruzione del passato?
Il progetto, guidato da Douwe van Hinsbergen, Bram Vaes ed Emilia Jarochowska, consente di visualizzare la posizione passata di qualsiasi punto del pianeta, risalendo fino all’epoca del supercontinente Pangea. Il modello rappresenta uno dei sistemi più avanzati mai realizzati, capace di ricostruire con grande precisione il movimento delle placche tettoniche nel corso del tempo, incluse quelle oggi scomparse.
Perché è importante per lo studio del clima e della vita?
Questa ricostruzione dettagliata offre nuove chiavi di lettura per comprendere l’evoluzione del clima, della biodiversità e le grandi estinzioni che hanno segnato la storia della Terra. La latitudine, infatti, è un fattore determinante per il clima di una regione, poiché influisce direttamente sulla quantità di radiazione solare ricevuta. Conoscere la posizione originaria delle rocce al momento della loro formazione diventa quindi essenziale per interpretare le condizioni ambientali del passato.
Quanto si sono spostate le placche nel tempo?
Le placche tettoniche si sono mosse enormemente nel corso delle ere geologiche. Un esempio significativo è quello di Winterswijk, nei Paesi Bassi, che circa 245 milioni di anni fa si trovava a latitudini molto più meridionali, in un ambiente simile all’attuale Golfo Persico, caratterizzato da condizioni desertiche e mari tropicali.
Esistono continenti scomparsi?
Uno degli aspetti più innovativi del modello è l’inclusione non solo delle grandi placche, ma anche di microplacche e continenti scomparsi, come Greater Adria, le Tethys Himalayas e Argoland. Questi frammenti, oggi non più esistenti come entità autonome, sono ancora rintracciabili nelle rocce deformate delle catene montuose del Mediterraneo, dell’Himalaya e dell’Indonesia.
Qual è il ruolo del campo magnetico terrestre?
Per ricostruire i movimenti delle placche, gli scienziati hanno analizzato le strutture interne delle montagne, ricomponendo i frammenti geologici e utilizzando le tracce lasciate dal campo magnetico terrestre. Molte rocce contengono infatti minerali magnetici che conservano l’orientamento del campo magnetico al momento della loro formazione, permettendo così di determinare la loro posizione geografica originaria.
Quali prospettive apre questo modello?
Secondo van Hinsbergen, questo sistema consente di collegare le rocce alle placche da cui hanno avuto origine, ricostruendo il loro lungo viaggio nel tempo. Si tratta di uno strumento che apre nuove prospettive nello studio dell’evoluzione degli ecosistemi e della loro risposta ai cambiamenti climatici estremi.
Quali sono i prossimi obiettivi della ricerca?
In futuro, i ricercatori puntano ad ampliare ulteriormente il modello, spingendosi indietro fino a 550 milioni di anni fa, all’epoca dell’esplosione cambriana, quando si svilupparono le prime forme di vita complessa. Questo approccio permette di analizzare la biodiversità non solo nel tempo, ma anche nello spazio, offrendo una visione tridimensionale fondamentale per comprendere la resilienza delle specie nel corso della storia del pianeta.
Immagine di copertina: DepositPhotos


























