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Violenza di genere: la trasparenza che manca

In Italia una donna su tre ha subito violenza. È una realtà quotidiana, radicata e diffusa in ogni ambito della vita sociale

In Italia una donna su tre ha subito violenza. È una realtà quotidiana, radicata e diffusa in ogni ambito della vita sociale. Eppure, mentre il tema resta al centro del dibattito pubblico, i dati ufficiali che dovrebbero raccontarlo con chiarezza rimangono parziali, difficili da consultare e spesso pubblicati in ritardo e in modo frammentario.

Violenza di genere: arriva la campagna Dati Bene Comune

Per denunciare questa mancanza di trasparenza, la campagna Dati Bene Comune, insieme alla rete D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza e con la collaborazione di Period Think Tank, lancia la campagna #dativiolenzadigenere. L’obiettivo è chiedere al Governo di garantire la pubblicazione regolare, completa e accessibile dei dati sulla violenza maschile contro le donne e di genere, compresi i femminicidi, come previsto dalla legge 53/2022 e dalla Direttiva (UE) 2024/1385.

Ad oggi, il Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza diffonde report trimestrali sugli omicidi volontari, con un focus sui casi riconducibili alla violenza contro le donne. Tuttavia, la qualità e il livello di dettaglio di questi dati restano molto bassi, rendendoli di fatto poco fruibili per analisi approfondite o per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche. Le informazioni sono aggregate e prive della documentazione necessaria per comprendere in modo chiaro le relazioni tra vittima e autore, il contesto dei reati e la loro distribuzione territoriale.

Accesso limitato e temporaneo ai dati

Il Governo sostiene che i dati siano disponibili, ma non è così. L’accesso è limitato e temporaneo. Per capire e contrastare la violenza contro le donne e di genere servono dati aperti, aggiornati e consultabili nel tempo. Non è una richiesta simbolica: è un diritto e un obbligo di legge” dichiara Patrizia Caruso, Responsabile dell’Unità Resilienza per ActionAid Italia e portavoce di #DatiBeneComune.

A novembre 2024, Dati Bene Comune aveva già denunciato la situazione, evidenziando come la mancanza di accesso ai dati renda impossibile qualsiasi analisi approfondita. A inizio 2025, in collaborazione con Period Think Tank, la campagna ha presentato una richiesta FOIA alla Direzione Centrale della Polizia Criminale: la risposta, arrivata il 9 maggio 2025, ha fornito per la prima volta dati più completi, finora esclusi dal dibattito pubblico. Un passo avanti, ma isolato.

Senza dati aperti non possiamo comprendere né prevenire la violenza. Quando i dati non sono pubblici, la conoscenza resta nelle mani di pochi. E senza conoscenza non ci può essere né responsabilità né prevenzione” conclude Caruso.

Richiedere la completezza dei dati

Il contrasto e la prevenzione della violenza maschile contro le donne e di genere sono un fatto politico” – dichiara Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Crediamo che ormai questa affermazione sia inconfutabile. Per questo, chiediamo di raccogliere e restituire – in tempi rapidi – dati sulla violenza contro le donne che siano puntuali e trasparenti” continua Carelli. “La risposta a questa esigenza dichiara quanto sia effettivamente tra le priorità del governo agire per il cambiamento culturale e sociale necessario. Come rete nazionale dei centri antiviolenza, che ogni anno restituisce dati fondamentali alle istituzioni, da queste pretendiamo il medesimo impegno” conclude la presidente.

“Ampliare l’accesso e la completezza dei dati sul fenomeno della violenza maschile alle donne e di genere nelle sue diverse forme dovrebbe essere una priorità di tutte le istituzioni, a partire dal Ministero dell’Interno, sia per elaborare politiche più efficaci di prevenzione basate sui dati, sia per permettere a tanti soggetti diversi di pianificare interventi più mirati. Crediamo che questa campagna possa rappresentare un punto di svolta molto importante per ottenere un maggiore impegno istituzionale per la trasparenza e la completezza dei dati necessari alla prevenzione e al contrasto della violenza maschile alle donne e di genere” dichiara Giulia Sudano, Presidente Period Think Tank.

Una mobilitazione per la trasparenza

Rendere pubblici i dati sulla violenza contro le donne e di genere non è una questione tecnica ma una scelta politica e di responsabilità democratica.

La campagna invita tutte le organizzazioni civiche, i centri di ricerca, le associazioni e i media indipendenti ad aderire alla lettera aperta indirizzata alla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e a quello della Giustizia, inviando una mail con oggetto “Vogliamo i dati sulla violenza di genere” all’indirizzoinfo@datibenecomune.it

Cittadine e cittadini possono firmare la petizione online su datibenecomune.it e partecipare alla mobilitazione digitale con gli hashtag #dativiolenzadigenere, #liberiamolitutti, #datibenecomune.

Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/pugno-umano-163431/

Redazione CinqueColonne

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